Quattro poesie di Julian Zhara e una nota critica di Sonia Caporossi

Nota critica sulla poesia di Julian Zhara, “guappo del verso”, e una selezione di poesie.

CRITICA IMPURA

Julian Zhara Julian Zhara

Di SONIA CAPOROSSI

La poesia di Julian Zhara non potrebbe essere concepibile al di fuori della propria dimensione performativa, laddove con questo sintagma intendiamo più precisamente la performance che avviene non soltanto sopra un palco o sotto i riflettori di un poetry slam, ma anche nell’auscultazione interiore di un recitativo intimo e personale da parte del lettore/fruitore, in virtù dell’istanza primigeniamente musicale della poesia in quanto tale: questa convinzione ermeneutica non è un’affermazione priva di riscontro, non deve essere anapoditticamente data per buona,  giacché è sufficiente scorrere i versi materici e sanguigni di questo giovane poeta ultracontemporaneo per rendersi conto di quanto la fonesi offra il principio di determinazione alla sensazione, di quanto, in una parola, la versificazione in se stessa si faccia comunicazione e metacomunicazione proprio in quanto ῥυϑμός vivente e proliferante sugli zampilli armoniosi dell’arsi e della tesi. Scrive in questo senso il poeta: “Quando ho…

View original post 1.564 altre parole