Marco Bini, “Il cane di Tokyo”, nota critica di Sonia Caporossi

CRITICA IMPURA

Marco Bini, “Il cane di Tokyo”, Perrone Editore 2016

Di SONIA CAPOROSSI *

Marco Bini, Il cane di Tokyo

“Così le zampe si fissano a terra / le unghie – dure – si fanno radici”. Un uomo si fa cane, un cane si fa uomo: le sue zampe affondano nella sostanza pavimentale sostratica del mondo e cercano un basamento di realtà per dirsi e per narrarsi, per farsi se non vita, almeno storia; le zampe si fanno mani, le mani si fanno strumenti di ricerca di un appiglio nei vuoti di realtà, nei vuoti di memoria, nei vuoti della nostra storia. Ne Il cane di Tokyo di Marco Bini si cerca di significar per verba un trasumanare analogico, metaforico, simbolicamente ancorato alla significanza universale delle cose. Sono versi di una metamorfosi che, se nella sezione eponima del libro trasmuta l’essere umano in un quieto animale più umano dell’umano, invece nella…

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