Moonstone, diciassettesima puntata seconda serie, 12/05/2014: the playlist

Federico Fiumani
Federico Fiumani

Osom – Osom

Ten Minutes To Now – Rust

Alan Parsons – Mammagamma

Diaframma – Siberia

Levinhurst – Sadman

Corso D’Opera – Terraferma

Ten Minutes To Now – Unsafe & Relaxed

Clawfinger – Vienna (Ultravox Cover)

Quiet In The Cave – Phase

Blur – Repetition

Duran Duran – The seventh Stranger

Spandau Ballet – To cut a long story short

Massimo Volume – Il primo Dio

Trashmonkeys – Attitudes in stereo

Radiohead – Paranoid Android

Negative – Lost soul

Devo – (I can’t get no) Satisfaction

Duran Duran – Fame (Bowie Cover)

Joy Division – Sister Ray (Velvet Underground Cover)

Asteroid – Little fly

Queen & David Bowie – Heroes

Galacktica – Homo Nihilus

Pet Shop Boys – Love comes quickly

Pillow – Jack in the fourth

Premiata Forneria Marconi – Impressioni di Settembre

RotoR – Neoplan

Soundgarden – New Damage

Talking Heads – Mind

Alan Parsons Project – The Raven

Thomas Dolby – She blinded me with science

Truckfighters – Nitro

Venus – White star line

Win Mertens – Struggle for pleasure

Alan Sorrenti – Vorrei incontrarti

Wellen – Waiting

Void Generator – Stretched sunlight

Moonstone: suoni e rumori del vecchio e del nuovo millennio, ogni lunedì dalle 21 a mezzanotte suhttp://www.radiocentromusica.it

In FM su:

ITALIA 93.700 – 107.200 – 87.500 – 96.50 – 87.750
EUROPA 97.100
STATI UNITI 97.100
AMERICA LATINA 97.100

Per contatti: moonstone@radiocentromusica.it

Sonia Caporossi

 

Annunci

disartrofonie. “Il trittico della Shoah” di Sonia Caporossi

Sonia Caporossi, “Shoah n. 1″ (2014)
Sonia Caporossi, “Shoah n. 1″ (2014)

 

Sonia Caporossi, “Shoah n. 2″ (2014)
Sonia Caporossi, “Shoah n. 2″ (2014)

 

Sonia Caporossi, “Shoah n. 3″ (2014)
Sonia Caporossi, “Shoah n. 3″ (2014)

Perchè questo cruciverba del male anticipa scie di scale di grigi?

E dire che la mia dedizione alla digital art, che è annosa visto che comincio ad interessarmene e a praticarla graficamente nel 1998, è cominciata all’insegna dei colori accesi. L’argomento della Shoah da me toccato in questo trittico non poteva, a mio parere, essere espresso che evocando il colore grigio in tutte le sue forme. Questo colore storicamente ha subito una serie di incomprensioni feroci da parte dei fruitori d’arte. Non è vero, ad esempio, che si tratti di “bianco sporco”, perché questa concezione, se data per buona, sminuirebbe l’autonomia estetica e la valenza autodeterminantesi del grigio come forma, in senso latino, in quanto tale. È vero che si ottiene mescolando blu rosso e giallo, ma l’essere questi tre dei colori primari ne oscura quasi l’intima indipendenza, la posizione risoluta e risolutiva di colore cardine dell’esistenza, rappresentazione  immaginifica di condizioni impresse nell’événementiel, col suo essere in ciò grigio neutro, laddove invece, se lo otteniamo mescolando ciano, magenta e giallo, sembra già più corporale, spurio, ordinario e normalizzato. Il bistro tipografico non renderebbe ragione della mostra delle atrocità che il nazismo e la Shoah sono state e sono ancor oggi. Ecco perché il grigio, in questo trittico, l’ho un po’ maneggiato e scardinato, in virtù di un uso abbastanza oculato di Photoshop, perché si piegasse al mio desiderio di rappresentare simbolicamente il conflitto sospeso nel tempo di un dolore, pasolinianamente, masochistico e sadico insieme (penso a Salò o le 120 giornate di Sodoma in questo momento).

Le linee oblique che sottostanno alle caselle bianche e nere della vita e della morte sembrano annunciare la scelta di terzi sull’una e l’altra, sulla vita di altri popoli. Perché gli individui diventano informi poligoni oltre alcun caleidoscopio nella seconda immagine del Trittico?

Non c’è alcun riferimento a Goya, alla fucilazione del Tre Maggio 1808, se è questo che intendi. L’humanitas antihumanitas, l’umanità disumana di Goya nel mio trittico è portata all’estremo livello della decostruzione in forme prima squadrate, che rappresentano simbolicamente le prime leggi antiebraiche in Germania e Italia, e poi, dopo la conferenza di Wannsee e la Soluzione Finale, crassamente sinusoidali, giacché l’uomo all’interno della semiosfera del nazismo conclamato non è neanche più uomo, figuriamoci se possa essere disumanizzato, ovvero sottratto del modo e dell’attributo dell’humanitas in se stesso. Diciamo che il trittico è incentrato su uno sviluppo temporale simbolico: la scacchiera bianca e nera rappresenta evidentemente la costituzione interna di una società a compartimenti stagni, all’interno della quale, come disse Hitler in persona la notte fra l’11 e il 12 luglio 1941, “quando il nazionalsocialismo avrà regnato per un periodo abbastanza lungo di tempo, non sarà più possibile concepire una forma di vita diversa dalla nostra”. E poi, pian piano, prende piede anche graficamente la fenomenologia della catastrofe: i campi di sterminio e quindi le curve sinusoidi della Storia ubriacata dall’ideologismo. Anche, perché no, dell’ideologismo controrevisionista. Quello in base al quale nella coscienza collettiva dell’umanità si vuol più o meno consapevolmente far passare la falsa notizia, avallata dalla compiacenza colpevole delle Istituzioni, che siano morti solamente sei milioni di ebrei, in barba agli omosessuali, agli zingari, ai prigionieri politici, agli handicappati, ai malati mentali, agli asociali, alle lesbiche….

In un disegno in cui il mare non si vede più perché non esiste più il blu. Nel disegno, nel piano di terzi. Il cielo è nero, le onde non sono onde quando diventano nere, sempre perché non esistono. Intanto, si compie lo sterminio.

Si compie ineluttabile ogni giorno, ogni volta che qualcuno dice “ebreo” o “frocio” in tono dispregiativo. Siamo tutti ebrei, siamo tutti gay. “God is gay”, trovai scritto per terra, nel parco antistante al Museo della Scienza di Glasgow nell’estate del 1993 quando, ventenne, andai a visitarlo insieme al mio uomo d’allora. Giacché niente, davvero, esiste ancora oggi di maggiormente cristallizzato e sospeso, rispetto a questo mastodontico enigma della Storia che ancora chiede ragione del perché e del come sia potuto accadere, come un punto interrogativo che anela risposta, un palo aguzzo confitto nelle brulle asperità della Storia, al di là delle Joy Division, delle Atrocity Exhibition, delle Notti e delle Nebbie. È per questo che noi siamo qui, a ricordarcene ogni giorno. Siccome il giorno dopo potrebbe anche benissimo non darsi e non essersi dato mai.

Nella terza immagine è troppo tardi, piovono onde di morte. Il cielo è di legno, derivato mortale della cenere morta.

Esatto, è troppo tardi. È come quando Stalin disse “una morte è una tragedia; un milione di morti, statistica”. Non c’è più sensazione né sentimento, manca l’aisthesis, volatilizzata assieme al senso intrinseco delle cose. L’universo è cullato dolcemente dalle curve di un’esistenza anestetizzata, siamo come addormentati col Ritalin, niente importa più in un mondo in cui i bambini imparano a sfogare i propri istinti omicidi primordiali ed ossessivi con i first person shooter. Siamo abituati, assuefatti al dolore. Un tempo in Grecia c’erano la tragedia, la commedia e il dramma satiresco. Oggi si parla genericamente di dramma giacché la commedia ormai, irrimediabilmente, è un’altra cosa: si confonde con la satira. Quando i generi si mescolano, non esiste più il genere; la letteratura, l’arte, la poesia non perdono il proprio gender, lo rimescolano in un’identità teratologica simile a quella della scena finale de “La mosca” di Cronenberg. Abbiamo semplicemente agglutinato gli arti carnacei scomposti del senso delle cose. Dopo Auschwitz, niente è più come prima. E questo non è neanche un insegnamento, non è neanche un monito, è bensì una constatazione. L’umanità salverà se stessa solo se recupererà un individualismo sano e maturo al di là del generico e qualunquistico stato sociale indistinto in cui tutte le vacche sono nere. Per essere meno egoisti, è questo il paradosso, bisogna tornare ad esserlo: perché le dittature, anche quelle taciute e sottese, la Storia ce lo insegna, sorgono solamente quando la propria individualità viene vilipesa, oppressa ed annullata nell’indistinzione del mucchio, disintegrando l’identità in un numero di serie o in un codice a barre. Come del resto, nel berlusconismo postrepubblicano attuale, accade biecamente ogni giorno. Senza che nessuno se ne accorga se non da compiacente.

(intervista a Sonia Caporossi a cura di Cecilia Samorè precedentemente pubblicata in Spazio Virtuale Occupato)

 

 

Tre anni di auguri, tre anni di digital art. Buone feste!

Auguro a tutti i followers di disartrofonie e di Critica Impura, nonché agli ascoltatori di Moonstone, Buone Feste ed un Felice Anno Nuovo.

Sonia Caporossi

(da Critica Impura: gli auguri per il 2012…)

Sonia Caporossi, Autostrade interstellari, 2011 (digital art)
Sonia Caporossi, Autostrade interstellari, 2011 (digital art)

(…gli auguri per il 2013…)

Sonia Caporossi, Inipi in fiamme, 2012 (digital art)
Sonia Caporossi, Inipi in fiamme, 2012 (digital art)

 

(…e quelli per il 2014!)

Sonia Caporossi, Christmas Three, 2013 (digital art)
Sonia Caporossi, Christmas Three, 2013 (digital art)

Moonstone, nona puntata, 15/12/2013: la playlist

Il nuovo EP dei Chameleons Vox di Mark Burgess
Il nuovo EP dei Chameleons Vox di Mark Burgess

Philip Glass – Etoile Polaire

Fad Gadget – Collapsing new people

Pink Floyd – Astronomy Domine

Rain Tree Crow – Every colour you are

Murmur – The wind moves her, piano

Moltheni – Eternamente, nell’illusione di te

Bauhaus – In the flat field

Dead Can Dance – The carnival is over

The Sound – Skeletons

The Frozen Autumn – Polar Plateau

The Fall – Impression of J. Temperance

Japan – The other side of life

Joy Division – Atmosphere

The Twins – Face to face, heart to heart

Modern English – Melt with you

Avant-Garde – Epoque

Chameleons UK – A person isn’t safe anywhere these days

Christian Death – Romeo’s distress

Void Generator – Globular cluster

Beautiful Smell featuring Coco Rosie – Spleen

Colloquio – Tra queste mura

Echo & The Bunnymen – The cutter

Inspiral Carpets – Two worlds collide

John Foxx – Underpass

Kraftwerk – Die Roboter (single version)

Date At Midnight – Lost in Kreutzberg

PIL – This is not a love song

Red Lorry Yellow Lorry – Save my soul

Siouxsie and the Banshees – Happy house

Slowdive – Alison

Sonic Youth – Candle

Chameleons UK – Second Skin

The Cure – Sinking

The Mission – Tower of strength

The Silencers – A letter from St. Paul

The Sound – Sense of purpose

The Teardrop Explodes – Reward

Thomas Dolby – Airwaves (long version)

Visage – Fade to grey

Popol Vuh – Brothers of darkness, sons of light

Lettura poetica di:

Vittorio Sereni, Autostrada della Cisa, da Stella Variabile (Einaudi 2010)

Moonstone: suoni e rumori del vecchio e del nuovo millennio, ogni domenica dalle 21 a mezzanotte su http://www.radiocentromusica.it

Sonia Caporossi

Sonia Caporossi, “Your black and white is my gray (for Mandela)” (digital art, 2013)

Sonia Caporossi, Your black and white is my gray (for Mandela), digital art 2013
Sonia Caporossi, Your black and white is my gray (for Mandela), digital art 2013

Sonia Caporossi, “Gli uccelli della Minerva arrivano sempre il 2 novembre (a Pier Paolo Pasolini)”, disegno digitale (2011)

Sonia Caporossi, "Gli uccelli della Minerva arrivano sempre il 2 novembre (a Pier Paolo Pasolini)", disegno digitale, 2011
Sonia Caporossi, “Gli uccelli della Minerva arrivano sempre il 2 novembre (a Pier Paolo Pasolini)”, disegno digitale (2011)

Stagione 2013-2014 di RADIO CENTRO MUSICA: torna MOONSTONE, ideato e condotto da Sonia Caporossi

RCM

Su Radio Centro Musica nel nuovo palinsesto 2013 – 2014 torna  Moonstone, suoni e rumori del vecchio e del nuovo millennio, la sto(r)ica trasmissione che sei anni fa ha da subito suscitato l’interesse del pubblico specializzato e della carta stampata. Dopo quattro anni di pausa meditativa, riecco il programma di musica alternativa e letture poetiche da me ideato e condotto.

Tre ore intense di musica alternativa italiana e straniera, indie, psychedelia, stoner, desert, hard rock, nu metal, new wave, dark, electrogothic, gothic rock, doom, experimental, art rock, electrovintage, electroclash, electronic body music, aggrotech, technovintage, dreampop, shoegaze, grunge, ska, neofolk, batcave, garage, punk, post punk, crossover, progressive, symphonic, math rock, post rock, medieval, new romantic, no wave, noise, darkwave, industrial, death rock, glam, neue deutsche welle, kosmische musik, krautrock e chi più ne ha più ne metta.

Letture poetiche di autori ultracontemporanei e non, accuratamente selezionati per offrire sensazioni non edonistiche.

Andrà in onda dal 20 Ottobre ogni domenica sera dalle 21.00 a mezzanotte, in esclusiva su:

http://www.radiocentromusica.it

http://www.radiocentromusica.com

http://www.radiocentromusica.eu

http://chat.radiocentromusica.ch

in FM STEREO, basta sintonizzarsi sulle frequenze:
ITALIA – 93.700 – 107.200 – 87.500 – 96.50 – 87.750
EUROPA – 97.100
STATI UNITI E AMERICA LATINA – 97.100

Per consultare il palinsesto:

http://www.radiocentromusica.it/shows.html

Ci sentiamo lì!                                                                                                      Sonia Caporossi