“Dare forma all’informe e coscienza all’incosciente”: Gianluca Garrapa mi intervista su Satisfiction

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  1. Vista: ti vedo danzare nel Sole, danzare in un sacro sorriso: cosa vede nel mondo un poeta?

Sonia: Il poeta vede nel mondo l’epifania estatica della realtà in forma d’arte. Vede una realtà aumentata, in cui ogni singolo particolare balugina come fosse il riverbero della propria autocoscienza amplificata. Vede il contenuto, che può essere oggettivamente qualsiasi cosa, trasfigurato nella compostezza disarmonica della forma neocontemporanea, che si articola nel tentativo indefesso della sperimentazione verbale, strutturale e linguistica. Vede anche, e in Erotomaculae soprattutto, la tra-dizione dell’immagine, non però come farebbe un visionario o un simbolista francese, nonostante quella lezione risulti assorbita e fatta propria; bensì come uno scavatore, un minatore del senso, un filosofo artiere che conosca bene la differenza tra l’estetismo e l’estetica e, di conseguenza, rifiuti il primo a vantaggio pieno della seconda, nel tentativo di restituire alla poesia la sua funzione sociale primigenia, ovvero riuscire a comunicare contenuti indicibili in forma dicibile o, come diceva Savinio, dare forma all’informe e coscienza all’incosciente, attraverso la lucida volontà intellettuale di esprimere e interpretare la Parola, wittgensteinianamente, come forma di vita.

  1. Tatto: sinossi radioattiva nel contatto di pelle / introduco fra le gambe contrappunti digitali: quali sensazioni epidermiche attraversano Erotomaculae?

Sonia: Erotomaculae è un libro ancor prima che scritto, pensato in carne e sangue. La sostanza materica che trasuda dalle sue pagine è composta dagli umori irriverenti del corpo e del sesso. È l’istinto omoerotico allo stato condensato, raggrumato, rappreso. Parola tema ricorrente all’interno del libro è lo sperma, che non è principio né maschile né femminile a priori, bensì concepito al di là del riferimento fisiologico immediato, come liquido amniotico (“amnyo” è un altro lessema ricorrente) preposto a cullare e proteggere l’animalità, in senso etimologico, della passione e dell’amore. I sensi risultano continuamente sollecitati a due a due, a tre a tre. Le sinestesie sono talmente sistematiche da procurare spesso a chi scrive una vertigine. Non so esattamente quale sia l’effetto sul lettore, ma qualcuno mi ha già confessato di aver avuto i sensi ricolmi d’eccitazione durante la lettura. Per questo non c’è un solo senso coinvolto, ma davvero tutti e cinque. Il tatto subentra quando gli occhi sono chiusi. Ovvero nel momento dell’estasi e dell’orgasmo. Nell’acme assoluto della suprema forma della Conoscenza.

  1. Udito: gli orecchi tesi nell’atto di ascoltare / la brutale eufonia di quel suo nome: che musica fanno i tuoi versi nell’atto di essere letti?

Sonia: Come sai, io sono musicista, la musica esercita un fascino totale su di me ed è per me una vera e propria dipendenza che paradossalmente mi rende indipendente dagli schemi tradizionali e precostituiti, gettandomi in pasto all’impulso della sperimentazione, dalla psichedelia all’elettronica, dallo space rock alla poesia. In questo libro ho proseguito la ricerca ritmica e metrica che vado perseguendo da anni nel chiuso del mio cassetto, tentando accorpamenti anomali di versi compositi (ad esempio, agglutinando settenari in scansioni di quattordici sillabe con andamento in tempo debole), cercando di fondere le figure retoriche di suono (allitterazioni e omofonie in particolar modo) con l’andamento ritmico dei versi, creando insomma musica laddove la poesia, già di per sé, non è nient’altro che tale. Il risultato che credo di avere ottenuto è particolarmente soddisfacente, tanto che, in certi casi, in Erotomaculae la parola assurge a valore autonomo di significante, la forma si staglia indipendente sul contenuto, e in poesia, quando accade questo, vuol dire che il lavoro del versificatore ha raggiunto lo scopo meta-forico che si era preposto.

  1. Odorato: niente è più grande e potente di te / niente è in me più pigramente attivo / che questo dolore lancinante e odoroso / di pura follia che mi dà la vita: che odore hanno i corpi di questo scritto?

In Erotomaculae, tutto è tattile e odorabile, in una sinestesia assolutamente onnipervadente e inebriante, come accade quando il maschio annusa sul collo dell’amata l’odore eccitante che riempie l’aria della sua ovulazione. In tutto questo, l’odore è il veicolo metafisico dell’innamoramento e della passione di due corpi che si avvinghiano. Gli umori spargono la tensione ferormonica nell’aria, l’etere si riempie come un otre di desiderio. È un libro che parla d’amore, di eros in senso etimologico, talmente antiplatonico da risultare ideale, nell’ennesimo paradoxon dell’iperbole dei sensi che attraverso l’odorato si avvitano a spirale su se stessi come nella kundalini informe di un’energheia assoluta che pervade il primo e il secondo chakra: argomento, quest’ultimo, contenuto nell’ultima sezione del libro, quella che la critica e poeta Giovanna Frene ha già definito “la sezione orientale”, ispirata alla spiritualità tantrica dell’amore e del sesso.

5. Gusto: … e mi pare di avere il tuo sapore sulle labbra.: se si potessero mangiare, che sapore avrebbero i tuoi componimenti?

Sapore di carne rossa appena scottata, di muscoli alla griglia, di bistecca al sangue. Sapore di sperma e di fica (soprattutto di fica, per mio gusto personale in ogni senso, oserei dire). Sapore “salato-esitante” di ogni “membranoso segreto” che ci tocchi incontrare sul nostro cammino d’iniziazione amorosa. Sapore dell’alveo protettivo ed ermetico che protegge e genera la vita. L’acidità lattiginosa del liquido colloidale che ricopre le pareti della vagina quando l’Ur-Donna è fertile e pronta a concepire. Un parto di parole dove il dolore si fonde col piacere, né più né meno come la poesia.

6. Mi fai una domanda in forma di poesia?

Quando potremo noi bere di nuovo

dal succo colpevole del labbro sanguigno

l’eterna sosta indeterminata salivare

del nostro desiderarci cosparso di papule rosse

del nostro volerci fottere sospeso nel silenzio?

(da Una Mattina a Teatro, in Erotomaculae, Algra Editore, Catania, 2016)

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Silvia Castellani intervista Sonia Caporossi

Intervista di Silvia Castellani pubblicata il 13/10/2017 su ilgiornaleOFF.it

 

Lei è docente, filosofa, musicista, poeta e critico letterario. L’elenco non è completo. Come convivono tutte queste anime tra loro e quale spazio occupa la poesia?

La poesia è al centro della mia meditazione e della mia ricerca da sempre. Avendo compiuto studi di estetica filosofica con uno dei massimi filosofi italiani del Novecento, Emilio Garroni, che considero mio maestro e padre spirituale, l’indagine estetica sulle modalità espressive del mezzo artistico della parola sono all’origine dei miei interessi fin dai tempi dell’università. La poesia in senso estetico per me è essenzialmente forma, dato che il contenuto può essere qualsiasi cosa, ed è proprio l’istanza formale che la differenzia sostanzialmente dalla prosa”.

Stilnovo+Futurismo=Bye Bye 900 è il titolo della prefazione a Erotomaculae, a firma di Giovanna Frene, la quale sottolinea come il libro – di cui anche colpisce l’assoluta libertà della veste grafica – sia profondamente stilnovista, nonché filtrato attraverso i toni di voce dell’avanguardia: “tradizione e innovazione, che scontrandosi si sono annullate nella dimensione della pura estetica, un atto primigenio dove ritorna al centro il corpo”. Ci racconti questo corpo-poesia.

L’idea di fondere le modalità stilnovistiche della poesia d’amore per eccellenza con una veste grafica avanguardistica è sorta per una certa stanchezza, provata ogni volta che, negli ultimi anni, ho dovuto assistere al gioco sterile della vetusta querelle des Anciens et des Modernes, oggi rappresentata dall’antitesi tra poesia lirica e di ricerca. I generi letterari, a ben vedere, non hanno ragione categoriale di esistere se non in senso strutturalista e didattico, ché ogni forma di poesia travalica sempre qualsivoglia confine le si voglia porre. Erotomaculae nasce dal bisogno di individuare un medium tra l’istanza programmaticamente lirica determinata dal contenuto erotico dei componimenti (di ascendenza saffica ed omoerotica oltreché, in qualche modo, dantesca, cavalcantiana e persino catulliana) e le modalità sperimentali delle avanguardie storiche, prima fra tutte il Futurismo. Si tratta del tentativo scopertamente polemico di raggiungere qualcosa come il grado zero del poetico. Per quanto riguarda invece il corpo, esso è l’elemento che percorre l’intera natura sensuale di Erotomaculae: le macchie d’amore si raggrumano nella physis estatica del sentimento amoroso e della passione dei sensi in ogni singola pagina, che trasuda carne e sangue.

La lettura di questo suo libro è in certo modo musicale, come ci fosse uno “spartito epidermico” a guidarla, per usare l’espressione, sempre di Giovanna Frene, a riguardo. Quali i suoni di questa silloge?

La musicalità del verso è esigenza primaria, che affonda le radici nella mia seconda natura di musicista. Lo spartito viene detto ‘epidermico’: la figurazione primaria che percorre l’intera silloge è la meditazione sulla corporeità dell’eros come motivo lirico primigenio. L’elemento musicale sottolinea il nesso estetico tangibile tra il corpo come ricettacolo dei sensi e la sensazione fisica che deriva dalla lettura, permeata di una concrezione vivida di tangibilità.

Poche settimane fa ha inaugurato l’antologia permanente Poesia Ultracontemporanea. Di cosa si tratta?

E’ un’antologia permanente di poeti italiani e stranieri dell’attualità più immediata, concepita come enciclopedia del poetabile: ‘Una poesia al giorno, per sempre o quasi‘, recita il motto della rivista. Non vi troveranno posto solo i nomi più noti del panorama letterario ultracontemporaneo, termine che preferisco all’abusato ‘postmoderno’, ma saranno pubblicati anche componimenti di poeti sconosciuti e testi inediti. Poesia Ultracontemporanea rappresenta un’apertura a nuove voci, il tentativo di attuare la cosiddetta emersione del sommerso, ovvero realizzare il progetto che era già di Critica Impura, blog multidisciplinare che curo da sei anni.

Quali sono i suoi progetti poetici futuri, su cosa sta lavorando?

A breve vedrà la luce, per Marco Saya Edizioni, un’antologia di poesia ultracontemporanea incentrata sulla riflessione intorno al principio formale dell’analogia, dal titolo “La Parola Informe”: esplorazioni e nuove scritture dell’Ultracontemporaneità. Conterrà alcuni nomi fondamentali della poesia italiana di ricerca, insieme a enfant prodige e nuove scoperte personali. Per l’anno prossimo ho intenzione di tornare alla saggistica filosofica e chissà, a un nuovo libro di poesie.

CRITICA IMPURA

Sonia Caporossi, “Erotomaculae”, Algra Editore 2017

DiSILVIA CASTELLANI *

Nel Segno

nel segno che incide la carne dei polsi
nel prisma iridato che incarna i tuoi occhi

nel battito esangue del fiato che muore
squassando un delirio che affoga parole

io sento il mio istinto assetato di gioco
io vedo il mio fato forgiato nel fuoco

un significato pretende ben poco
ed altro da sé non sa di che dire

la tua sacra fame mi nutre nel cuore
strappandomi a morsi pietosi il dolore

mi salvi ogni giorno di grazia e calore
io ora contemplo la morte che muore.

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Malattia

non è una malattia e non ne posso guarire
non è un peccato e non lo posso espiare
questo spasmo irregolare della mia coscienza
l’anomalia di un cuore che sanguina per un sì

Sonia Caporossi
(da Erotomaculae, Algra Editore, 2016)

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copertina libroLei è docente, filosofa, musicista, poeta…

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Filosofia, rock psichedelico e… metacronismo. Intervista a Sonia Caporossi – a cura della Redazione de L’Ornitorinco

CRITICA IMPURA

Sonia Caporossi, "Opus Metachronicum", Corrimano Edizioni 2014 Sonia Caporossi, “Opus Metachronicum”, Corrimano Edizioni 2014

A cura della Redazione de L’Ornitorinco

Sonia Caporossi è docente, musicista, scrittrice, critico letterario, artista digitale; si occupa di estetica filosofica e filosofia del linguaggio. Suona il basso elettrico nel gruppo di art – psychedelic rock Void Generator. Ha pubblicato saggi, poesie e prose su riviste e blog come Cadillac, Nazione Indiana, Musikbox, Scrittori Precari, Fallacie Logiche, Kasparhauser.

Allora Sonia, cominciamo subito, OPUS METACHRONICUM, come mai un titolo del genere?

Non è un neologismo, come alcuni hanno pensato. Il metacronismo è un termine tratto dalla biologia, e sta ad indicare, citando la Treccani, la “successione temporale che caratterizza il movimento coordinato di una serie di ciglia vibratili. Nell’insieme si verifica un movimento a onde, chiamato metacronico”. Io riprendo il termine e rispetto a questa accezione originaria gli attribuisco un significato filosofico, volendo con esso indicare un fenomeno letterariamente manifestatosi all’interno del mio libro…

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Void Generator intervistati venerdì 04/12/2015 dalle ore 22.00 su Radio Centro Musica

Bologna In Lettere 2015: 5 domande ad Enzo Campi

Words Social Forum

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Bologna in Lettere 2015, la poesia torna ad invadere Bologna e prima di presentarvi il programma dettagliato, facciamo una piccola chiacchierata con l’ideatore di questo bellissima iniziativa, Enzo Campi, critico, poeta, scrittore,autore e regista teatrale.

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Marco Casolino o l’irriverenza della materia egotica. Un’intervista impura.

Intervista all’artista visual-trasgressivo Marco Casolino (da Critica Impura, Luglio 2011).

CRITICA IMPURA

 Tradimento, © Marco Casolino 2010 Tradimento, © Marco Casolino 2010

di SONIA CAPOROSSI

Se c’è in Italia un artista irriverente quanto basta da risultare disponibile ad aspirare al trono di “primo dissacratore” quando il Re (ovvero Maurizio Cattelan) sarà morto, quello è Marco Casolino. Passato dall’osservazione e dalla plasmatura della materia inerte come fonte precipua di ispirazione e di espressione, dal metallo, dal legno, dalla plastica Casolino è passato via via all’arte visuale, precisamente la fotografia post-duchampiana o, volendo, post-surrealista, come mezzo di analisi critica (impura, impurissima!) del mondo circostante. Tramite il mezzo fotografico, in effetti, questo inusuale ed originalissimo artista parla delle nostre paure recondite, insite nella deformazione e nella reduplicazione delle forme, dei volti e dei corpi, toccando tasti che sanno evocare, nel fruitore, gli aspetti più riposti della percezione sensitiva, della meraviglia e dello stupore, quale ultimo possibile baluardo contro l’insensibilità a cui pare condannarci la società dei consumi, se non ci si ritaglia, niccianamente, un posticino di autoaffermazione grazie all’arte: messaggio che…

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Fantasma Inferno e il Generatore del Vuoto. Una conversazione musicale impura tra Gianmarco Iantaffi, Cristiano Lodi e Sonia Caporossi.

CRITICA IMPURA

Void Generator Void Generator

DiSONIA CAPOROSSI

 

I Void Generator, senza falsa modestia, sono una band di punta della psichedelia, dello space e dell’art – rock italiano, viva ed attiva fin dal 1996, pur con svariati cambi di formazione, e certamente più apprezzata all’estero di quanto sia nella madrepatria. Chi scrive ne è membro fondatore e bassista. E’ uscito nel maggio del 2010 il nostro ultimo lavoro, l’incensato Phantom Hell and Soar Angelic, 70 minuti di psichedelia progressive strutturato attraverso quattro lunghe suite che si avvalgono di una notevole cura in fase di studio e di una concezione sperimentale ed avanguardistica del suono. Il disco è stato recensito e richiesto su scala mondiale, anche grazie alla distribuzione affidata alle cure di Phonosphera, l’etichetta indipendente da noi fondata all’uopo, che oggi si occupa anche di promuovere e distribuire numerosi gruppi ruotanti attorno alla nostra concezione musicale. A breve uscirà un ep strumentale…

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