La funzione sociale ultracontemporanea della poesia: Io, Tu, (n)Esso

Su Critica Impura la riedizione degli articoli apparsi nella mia rubrica “Metalogie”, durata un anno e mezzo su Midnight Magazine, la quale fondeva filosofia estetica, critica letteraria e attualità.
Il primo articolo: “La funzione sociale ultracontemporanea della poesia: Io, Tu, (n)Esso”.
Buona lettura.

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Nancy Bell Scott, “Page 132”, asemic writing

Di SONIA CAPOROSSI *

Le fonti si confondono col fiume i fiumi con l’Oceano i venti del Cielo sempre in dolci moti si uniscono niente al mondo è celibe e tutto per divina legge in una forza si incontra e si confonde. Perché non io con te?

P. B. Shelley, La filosofia dell’amore

[…] amare questo vivido essere impermeabile. avere cura della sua meraviglia e della sua ferocia. non esiste che questo sulla terra.

M. G. Calandrone, Il bene morale

Si fa ancora oggi un gran dibattito sulla funzione sociale della poesia: spesso, all’interno del dualismo inconsistente tra poesia lirica e poesia di ricerca, la prima viene vituperata come esempio di individualismo fuori dal mondo perché legata ancora all’Io e all’espressione di emozioni. Vorrei contribuire filosoficamente a sfatare questo mito, come mio solito, prendendola un po’ alla lontana, attraverso una modalità di ragionamento…

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La dannazione la parola: Sonia Caporossi al Sabato dei Villaggi (04/05/2019)

L’incontro di sabato 4 maggio al Sabato dei Villaggi, la rassegna di poesia a cura di Giovanna Frene e Laura Liberale, è con SONIA CAPOROSSI, poetessa, scrittrice, critica letteraria. La scrittura di Sonia Caporossi si caratterizza per la polimorfia dell’approccio alla parola: l’autrice presenterà il suo ultimo romanzo, Hypnerotomachia Ulixis (Carteggi Letterari 2019); dialogherà, con il poeta MARCO SCARPA, sulla sua nuova antologia, che vede presente tra gli altri il giovane poeta trevigiano, La parola informe (Marco Saya Edizioni 2018); ed infine esporrà la sua ultima fatica esegetica, La gentilezza dell’angelo. Viaggio antologico nello Stilnovismo (Marco Saya Editore 2019).

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Sonia Caporossi con “Hypnerotomachia Ulixis” (Carteggi Letterari 2019)

L’incontro di sabato 4 maggio al Sabato dei Villaggi, la rassegna di poesia a cura di Giovanna Frene e Laura Liberale, è con SONIA CAPOROSSI, poetessa, scrittrice, critica letteraria. La scrittura di Sonia Caporossi si caratterizza per la polimorfia dell’approccio alla parola: l’autrice presenterà il suo ultimo romanzo, Hypnerotomachia Ulixis (Carteggi Letterari 2019); dialogherà, con il poeta MARCO SCARPA, sulla sua nuova antologia, che vede presente tra gli altri il giovane poeta trevigiano, La parola informe (Marco Saya Edizioni 2018); ed infine esporrà la sua ultima fatica esegetica, La gentilezza dell’angelo. Viaggio antologico nello Stilnovismo (Marco Saya Editore 2019).

Presenta Giovanna Frene.

“Ulisse è un romanzo sperimentale composto di materiale onirico genuino, è una carrellata straniante di situazioni e di esperienze vissute nella mente, che si declina nella forma del racconto – saggio, recuperando l’intento primigenio del conte philosophique e tuttavia cercando…

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Bologna In Lettere: serata di premiazione dei premi speciali e segnalazioni il 29/09

Inaugurazione della nuova stagione di eventi Sabato 29 settembre alle 17.30 c/o Millenium Gallery in Via Riva di Reno 77/a. Vi aspettiamo

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Lo Zen, oppure l’abilità di catturare un suono. Scrittura, oralità e impermanenza – Sonia Caporossi letta da Filippo Lubrano

Testo scritto in occasione del convegno nazionale Mitilanza #1, gli spazi mobili della poesia, tenutosi a La Spezia il 25 e 26 febbraio 2017 e riportato in video con la lettura di Filippo Lubrano un anno dopo, con la pubblicazione degli interventi critici raccolti per l’occasione, nella serie degli Elzeviri di Mitilanza: Elzeviro #3.

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Filippo Lubrano

Testo di SONIA CAPOROSSI *

Lettura in video di FILIPPO LUBRANO *

Esiste, in teoria della letteratura, una dicotomia funesta e foriera di infiniti lutti addotti non solo agli Achei, ma anche ai contemporanei: quella tra poesia e letteratura, ovvero tra oralità e scrittura, tematizzata negli ultimi anni da un’agguerrita frangia di poeti performativi. Si tende a sottolineare in modo un po’ manicheo tale dialettica dei distinti ponendo in risalto l’ovvietà del fatto che originariamente la poesia sia nata orale e solo dopo si sia fatta anche testo scritto, la posteriorità dei due termini della contesa essendo concepita in senso logico, non solo cronologico. Da questa posizione, discendono alcune antinomie spesso fuorvianti: esisterebbero, così, la poesia che si declama e la poesia che si legge interiormente (ma per coloro che sostengono l’originarietà estetica dell’oralità poetica, la lettura interiore è un approccio comunque sonoro anche se si svolge…

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Incontro con l’autore: Sonia Caporossi, “Da che verso stai?” (Marco Saya Edizioni 2017), Roma, Pentatonic 25/02/2018

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Sonia Caporossi,
“Da che verso stai? Indagine sulle scritture che vanno e non vanno a capo in Italia, oggi”
Editore: Marco Saya
Anno edizione: 2017
Pagine: 132 p. , Brossura
euro 15

Associazione Culturale “Villaggio Cultura Pentatonic”

Viale Oscar Sinigaglia, 18-20, Roma

Domenica 25 febbraio 2018 ore 17*

Incontro con l’autore: Sonia Caporossi

Da che verso stai? Marco Saya Edizioni 2017

Introduce Anna Maria Curci

“Di che cosa si occupa la critica? Quale è la sua funzione, quali sono gli ambiti di ‘esercizio’? I saggi di Sonia Caporossi qui raccolti entrano subito in medias res e sgombrano il campo – prendendoli di petto con le armi, da altri buttate al macero o lasciate ad arrugginire, del «principio di ragione» – da qualsiasi tentazione a indugiare sia in lamentazioni di prefiche (al grido di “La critica letteraria è morta!”), sia da procedimenti che poco o nulla hanno a che fare con…

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Il citazionismo illuminato in “Global” di Stefano Della Tommasina

Stefano della Tommasina, “Global”, Oèdipus Edizioni 2017

Di SONIA CAPOROSSI *

Esiste in Global un’istanza del postmoderno nemmeno lirico, bensì più propriamente narrativo, che Stefano Della Tommasina ha compiutamente assorbito nella propria poetica, ed è il citazionismo non pedissequo, dissimulato e disperso all’interno dei versi, apparentemente risolto come chiave di lettura osteso al fruitore attraverso le note alla fine del libro, riferimenti solo apparentemente risolti che in realtà sottintendono rimandi taciuti a citazioni di citazioni, borgesianamente ritorte in una spirale infinita di significanza lasciata aperta come una perpetua finestra allo sbircio dell’ulteriore.

Se ad esempio, in riferimento alla poesia omonima, la nota spiega che “Neukölln è un quartiere (Ortsteil, in tedesco) di Berlino”, assolutamente sullo sfondo permane la citazione del noto brano di David Bowie contenuto in Heroes, icona rock già scopertamente citata altrove con Hunky Dory. Se, del resto, nei versi “Andiamo / Enola, tu ed io sul dorso dei delfini, sulle città / irreali (those that build them again are gay) / Londra Varsavia Arabia, via vai fantasma / nella Berlino vecchia e poi via, via nuovissima Turchia” il poeta annota che “non sfuggiranno le suggestioni e le citazioni da Eliot e Yeats” oltre che, ovviamente, al bombardiere di Hiroshima, tuttavia quelle culturalmente riferite agli OMD, ai Kraftwerk e di nuovo al Bowie di Low permangono nel non detto, nel lampo dell’occhiolino strizzato al lettore più esperto, in un vorticare neomassimalista di analogismi musicali che significano doppi e tripli strati di iperrealtà aumentate dalla dimensione dell’ammicco. Della Tommasina è un poeta che fa della brevità metanarrativa e del fulmen nell’explicit i propri cardini sostanziali. Quasi tutto il libro è percorso infatti da componimenti brevi e nominalmente intitolati a persone, oggetti, luoghi del proprio vissuto intrapersonale, laddove gli scorci descrittivi sono sempre introflessi, vere e proprie figurazioni dei caratteri di Teofrasto in chiave ultracontemporanea, nell’emersione quadrimensionale di tipi e aspetti dell’umano che di norma rimarrebbero altrimenti prospetticamente sommersi, come nell’illusione ottica di un astratto e astraente anamorfismo delle cose.

Ma se, in biologia, l’anamorfosi consiste nella tendenza della natura a dare vita a forme di inaudita complessità in base al principio della differenziazione e specializzazione degli individui, in Della Tommasina, in maniera non dissimile, tale tecnica lirica rappresenta il tentativo di dare forma all’informe, di plasmare il contenuto verosimile sulla base di prospettive altre, dando luogo a una progressiva stratigrafia di significanti geologicamente ed archetipicamente strutturata su linee sovrapposte di significanza, che evocano continuamente un senso altro, generando appunto una poetica differenziale nella propria peculiarità di genere e specie. Riflessioni e rifrazioni, cambi di angolazione prospettica, sguardi di sbieco, angolarità anomale e bizzarre: il quieto massimalismo tommasiniano si rifugia nella tecnica fotografica, e quasi tutti i componimenti richiamano modalità ritrattistiche fin dal titolo, come si diceva, quasi sempre situazionistico e d’occasione. La procedura formale evoca in tal modo luccicanze illuministiche attraverso il coinvolgimento della dimensione cognitiva e astraente del fruitore, nel convincimento che il barlume della ragione possa fuorviare dalla ratio fredda e statica del verso sperimentale ed esangue per -ammarare morbidamente nell’oceano aperto delle possibilità espressive.

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* Motivazione letta in occasione della serata dedicata alle menzioni e ai premi speciali del concorso Interferenze – Festival di Bologna In Lettere 2017: Stefano della Tommasina, Global, Oèdipus Edizioni 2017, segnalazione.

Maurizio Manzo e il rizomatico potere della Parola – Demiurgo

Maurizio Manzo, “Rizomi e altre gramigne”, Ed. Zona Contemporanea 2016

Di SONIA CAPOROSSI *

“Demiurgica la vena del mutare prospettive e destini, qualora la poesia si ponga quale dimensione di ordine liturgico”, ha scritto Gian Ruggiero Manzoni in una breve nota critica preposta a Rizomi e altre gramigne di Maurizio Manzo. Ordine liturgico e rizomatica demiurgica mi sembrano definizioni pertinenti al fare poetico di questo versificatore originale che non disdegna i riferimenti filosofici del poststrutturalismo per offrire al critico e al semplice fruitore la chiave di lettura della propria poetica, a cominciare dalla citazione tratta da Millepiani posta in calce alla propria opera: “…il rizoma connette un punto qualunque con un altro punto qualunque e ognuno dei suoi tratti non rinvia necessariamente a tratti della stessa natura, mette in gioco regimi di segni molto differenti e anche stati di non-segni. […] Un rizoma non comincia e non finisce, è sempre nel mezzo, tra le cose, inter-essere, intermezzo. L’albero è filiazione, ma il rizoma è alleanza, unicamente alleanza”.

Se ne deduce che la poesia, per Maurizio Manzo, possiede una natura deleuzianamente nomadica e organica, strutturata com’è per successive stratificazioni, percorsi randomizzati e sentieri ininterrotti che si biforcano intrecciandosi sui crinali indecidibili della significanza polirematica ma che, nell’assemblaggio del discorso poetico, decidono razionalmente di darsi un senso; e tuttavia questa de-cisione si compie nell’istante stesso del proprio de-cedere, ovvero nell’atto indefesso e mai lasso del mancamento di univocità e di-rezione.

In questo senso, un libro di poesia non è altro che è un espositore prefabbricato (per dirla con un concetto di Gianluca Zoni), in cui i nodi rizomatici si connettono all’interno di un sistema aperto in cui fare Rete semantica, interconnessione e hyperlink logografica diviene per il poeta il primum. Si può infatti immediatamente osservare come la maggior parte dei componimenti della silloge siano strutturati in una strofa di cinque versi ampi, abbondantemente ipermetri, antimusicali nella forma e crassamente antifrastici e stranianti nel contenuto. L’unità sintagmatica preferenziale che Maurizio Manzo sviluppa sistematicamente è proprio il verso in quanto tale, che deve essere internamente considerato nel suo dispiegarsi come un tutto attraverso i nessi interni che lo abitano e lo animano. La liturgia della Parola, per questo motivo, si ritualizza attraverso una forma espansa e reiterata, quella strofica appunto, fenomenologizzata talvolta in un lirismo metamorfico, ovvero trasformato dalla chimica lessematica del gioco linguistico di volta in volta assembrato, altre volte sotto forma di labili connessioni di significato fra il titolo e il proprio dispiegamento ex-hibito. Una ritualità allopatica e antinaturista, elaborata dal Poeta-Demiurgo nel laboratorio segreto della mente, sia che si diano alla lettura scorci sentimentali e paesaggi interiorizzati, sia che vengano messe in atto descrizioni quasi alla Ponge di oggetti, gesti, sensazioni, in una sorta di Alchimia del Verbo 3.0 in cui la libera lezione associativa tra immagine e percezione di Rimbaud non è che una delle vaghe suggestioni sparse nel testo.

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* Motivazione letta in occasione della serata dedicata alle menzioni e ai premi speciali del concorso Interferenze – Festival di Bologna In Lettere 2017: Maurizio Manzo, Rizomi e altre gramigne, Zona Contemporanea 2016, segnalazione.