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Bologna In Lettere: serata di premiazione dei premi speciali e segnalazioni il 29/09

Inaugurazione della nuova stagione di eventi Sabato 29 settembre alle 17.30 c/o Millenium Gallery in Via Riva di Reno 77/a. Vi aspettiamo

CRITICA IMPURA

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Torna MOONSTONE: suoni e rumori del vecchio e del nuovo millennio ogni lunedì dalle 21 alle 23 su NorthStar WebRadio

CRITICA IMPURA

A cura della REDAZIONE

Da lunedì 24 settembre e per tutti i lunedì a seguire, dalle ore 21 alle ore 23 su NorthStar WebRadio che trasmette dalla verde e ridente Irlanda, torna Moonstone: suoni e rumori del vecchio e del nuovo millennio, la storica trasmissione di musica alternativa che entra ormai nel suo ottavo anno di programmazione.

Come gli ascoltatori, gli affezionati e gli appassionati sanno ormai bene, Moonstone propone due ore piene di accurate selezioni di musica alternativa italiana e straniera: indie, psychedelia, stoner, desert, hard rock, nu metal, new wave, dark, electrogothic, gothic rock, doom, experimental, art rock, electrovintage, electroclash, electronic body music, aggrotech, technovintage, dreampop, shoegaze, grunge, ska, neofolk, batcave, garage, punk, post punk, crossover, progressive, symphonic, math rock, post rock, medieval, new romantic, no wave, noise, darkwave, industrial, death rock, glam, neue deutsche welle, kosmische musik, krautrock e chi più ne ha più ne metta.

Tornerà…

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Incontro con l’autore: Sonia Caporossi, “Da che verso stai?” (Marco Saya Edizioni 2017), Roma, Pentatonic 25/02/2018

CRITICA IMPURA

Sonia Caporossi,
“Da che verso stai? Indagine sulle scritture che vanno e non vanno a capo in Italia, oggi”
Editore: Marco Saya
Anno edizione: 2017
Pagine: 132 p. , Brossura
euro 15

Associazione Culturale “Villaggio Cultura Pentatonic”

Viale Oscar Sinigaglia, 18-20, Roma

Domenica 25 febbraio 2018 ore 17*

Incontro con l’autore: Sonia Caporossi

Da che verso stai? Marco Saya Edizioni 2017

Introduce Anna Maria Curci

“Di che cosa si occupa la critica? Quale è la sua funzione, quali sono gli ambiti di ‘esercizio’? I saggi di Sonia Caporossi qui raccolti entrano subito in medias res e sgombrano il campo – prendendoli di petto con le armi, da altri buttate al macero o lasciate ad arrugginire, del «principio di ragione» – da qualsiasi tentazione a indugiare sia in lamentazioni di prefiche (al grido di “La critica letteraria è morta!”), sia da procedimenti che poco o nulla hanno a che fare con…

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Bocchignano, Festivalino di San Valentino: alcuni scatti e un video

Domenica 18 febbraio a Bocchignano, in occasione del Festivalino di San Valentino organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe in collaborazione con la Biblioteca Pagliarani e Maria Concetta Petrollo, ho letto alcuni estratti dal mio “Erotomaculae” (Algra Editore 2016). Ecco, a cura di Flavia Tomassini, alcune foto dell’evento e un video in cui leggo “La funzione postmoderna dell’Arte”.

Buona visione.

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VivaVoce: Sonia Caporossi legge “Da che verso stai?” – le foto dell’evento

Mercoledì 17 Gennaio alla Libreria Assaggi di Roma (zona S. Lorenzo), nell’ambito del ciclo di letture d’autore VivaVoce, davanti a un pubblico attento, partecipe e appassionato ho letto e discusso ampi estratti del mio ultimo saggio di critica sulla poesia ultracontemporanea “Da che verso stai?”, pubblicato a Maggio dell’anno scorso da Marco Saya Edizioni. E’ stata un’ottima occasione di dialogo con i lettori e gli addetti ai lavori, che ringrazio ancora per essere intervenuti. Di seguito due istantanee dell’evento.

 

 

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Presentazione di Deaths in Venice – Racconti dalla laguna a Bologna In Lettere (20 Gennaio)

CRITICA IMPURA

Organizzato da Bologna in lettere e Enzo Campi – Scritture e altre officine

Sabato 20 gennaio ore 18.00
Costarena
Via Azzo Gardino 48
Bologna

Bologna in Lettere
Dislivelli – IV step
Un evento a cura di Enea Roversi, Angela Grasso

Presentazione di
Deaths in Venice
racconti dalla laguna 
a cura di Laura Liberale

disegni di Francesco Balsamo
con una nota di Andrea Breda Minello
Carteggi Letterari – Le edizioni, Messina, 2017

Un libro di racconti da leggere a tappe, scivolando sull’acqua di Venezia. Gli amori che di colpo tacciono, quelli che sfolgorano di capelli rossi, quelli fatti di misericordia, quelli che irridono, quelli dei grandi poeti e quelli che annientano ogni grazia; i cantautori e i premi Nobel, i martiri della libertà, gli assassini seriali e gli scrittori bohémien; le madri sconosciute e quelle assassinate; i fondamentalisti, i pittori, gli allenatori di calcio e i gabbiani, l’ultima rosa che cogliemmo…

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“Dare forma all’informe e coscienza all’incosciente”: Gianluca Garrapa mi intervista su Satisfiction

di 

  1. Vista: ti vedo danzare nel Sole, danzare in un sacro sorriso: cosa vede nel mondo un poeta?

Sonia: Il poeta vede nel mondo l’epifania estatica della realtà in forma d’arte. Vede una realtà aumentata, in cui ogni singolo particolare balugina come fosse il riverbero della propria autocoscienza amplificata. Vede il contenuto, che può essere oggettivamente qualsiasi cosa, trasfigurato nella compostezza disarmonica della forma neocontemporanea, che si articola nel tentativo indefesso della sperimentazione verbale, strutturale e linguistica. Vede anche, e in Erotomaculae soprattutto, la tra-dizione dell’immagine, non però come farebbe un visionario o un simbolista francese, nonostante quella lezione risulti assorbita e fatta propria; bensì come uno scavatore, un minatore del senso, un filosofo artiere che conosca bene la differenza tra l’estetismo e l’estetica e, di conseguenza, rifiuti il primo a vantaggio pieno della seconda, nel tentativo di restituire alla poesia la sua funzione sociale primigenia, ovvero riuscire a comunicare contenuti indicibili in forma dicibile o, come diceva Savinio, dare forma all’informe e coscienza all’incosciente, attraverso la lucida volontà intellettuale di esprimere e interpretare la Parola, wittgensteinianamente, come forma di vita.

  1. Tatto: sinossi radioattiva nel contatto di pelle / introduco fra le gambe contrappunti digitali: quali sensazioni epidermiche attraversano Erotomaculae?

Sonia: Erotomaculae è un libro ancor prima che scritto, pensato in carne e sangue. La sostanza materica che trasuda dalle sue pagine è composta dagli umori irriverenti del corpo e del sesso. È l’istinto omoerotico allo stato condensato, raggrumato, rappreso. Parola tema ricorrente all’interno del libro è lo sperma, che non è principio né maschile né femminile a priori, bensì concepito al di là del riferimento fisiologico immediato, come liquido amniotico (“amnyo” è un altro lessema ricorrente) preposto a cullare e proteggere l’animalità, in senso etimologico, della passione e dell’amore. I sensi risultano continuamente sollecitati a due a due, a tre a tre. Le sinestesie sono talmente sistematiche da procurare spesso a chi scrive una vertigine. Non so esattamente quale sia l’effetto sul lettore, ma qualcuno mi ha già confessato di aver avuto i sensi ricolmi d’eccitazione durante la lettura. Per questo non c’è un solo senso coinvolto, ma davvero tutti e cinque. Il tatto subentra quando gli occhi sono chiusi. Ovvero nel momento dell’estasi e dell’orgasmo. Nell’acme assoluto della suprema forma della Conoscenza.

  1. Udito: gli orecchi tesi nell’atto di ascoltare / la brutale eufonia di quel suo nome: che musica fanno i tuoi versi nell’atto di essere letti?

Sonia: Come sai, io sono musicista, la musica esercita un fascino totale su di me ed è per me una vera e propria dipendenza che paradossalmente mi rende indipendente dagli schemi tradizionali e precostituiti, gettandomi in pasto all’impulso della sperimentazione, dalla psichedelia all’elettronica, dallo space rock alla poesia. In questo libro ho proseguito la ricerca ritmica e metrica che vado perseguendo da anni nel chiuso del mio cassetto, tentando accorpamenti anomali di versi compositi (ad esempio, agglutinando settenari in scansioni di quattordici sillabe con andamento in tempo debole), cercando di fondere le figure retoriche di suono (allitterazioni e omofonie in particolar modo) con l’andamento ritmico dei versi, creando insomma musica laddove la poesia, già di per sé, non è nient’altro che tale. Il risultato che credo di avere ottenuto è particolarmente soddisfacente, tanto che, in certi casi, in Erotomaculae la parola assurge a valore autonomo di significante, la forma si staglia indipendente sul contenuto, e in poesia, quando accade questo, vuol dire che il lavoro del versificatore ha raggiunto lo scopo meta-forico che si era preposto.

  1. Odorato: niente è più grande e potente di te / niente è in me più pigramente attivo / che questo dolore lancinante e odoroso / di pura follia che mi dà la vita: che odore hanno i corpi di questo scritto?

In Erotomaculae, tutto è tattile e odorabile, in una sinestesia assolutamente onnipervadente e inebriante, come accade quando il maschio annusa sul collo dell’amata l’odore eccitante che riempie l’aria della sua ovulazione. In tutto questo, l’odore è il veicolo metafisico dell’innamoramento e della passione di due corpi che si avvinghiano. Gli umori spargono la tensione ferormonica nell’aria, l’etere si riempie come un otre di desiderio. È un libro che parla d’amore, di eros in senso etimologico, talmente antiplatonico da risultare ideale, nell’ennesimo paradoxon dell’iperbole dei sensi che attraverso l’odorato si avvitano a spirale su se stessi come nella kundalini informe di un’energheia assoluta che pervade il primo e il secondo chakra: argomento, quest’ultimo, contenuto nell’ultima sezione del libro, quella che la critica e poeta Giovanna Frene ha già definito “la sezione orientale”, ispirata alla spiritualità tantrica dell’amore e del sesso.

5. Gusto: … e mi pare di avere il tuo sapore sulle labbra.: se si potessero mangiare, che sapore avrebbero i tuoi componimenti?

Sapore di carne rossa appena scottata, di muscoli alla griglia, di bistecca al sangue. Sapore di sperma e di fica (soprattutto di fica, per mio gusto personale in ogni senso, oserei dire). Sapore “salato-esitante” di ogni “membranoso segreto” che ci tocchi incontrare sul nostro cammino d’iniziazione amorosa. Sapore dell’alveo protettivo ed ermetico che protegge e genera la vita. L’acidità lattiginosa del liquido colloidale che ricopre le pareti della vagina quando l’Ur-Donna è fertile e pronta a concepire. Un parto di parole dove il dolore si fonde col piacere, né più né meno come la poesia.

6. Mi fai una domanda in forma di poesia?

Quando potremo noi bere di nuovo

dal succo colpevole del labbro sanguigno

l’eterna sosta indeterminata salivare

del nostro desiderarci cosparso di papule rosse

del nostro volerci fottere sospeso nel silenzio?

(da Una Mattina a Teatro, in Erotomaculae, Algra Editore, Catania, 2016)

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Il citazionismo illuminato in “Global” di Stefano Della Tommasina

Stefano della Tommasina, “Global”, Oèdipus Edizioni 2017

Di SONIA CAPOROSSI *

Esiste in Global un’istanza del postmoderno nemmeno lirico, bensì più propriamente narrativo, che Stefano Della Tommasina ha compiutamente assorbito nella propria poetica, ed è il citazionismo non pedissequo, dissimulato e disperso all’interno dei versi, apparentemente risolto come chiave di lettura osteso al fruitore attraverso le note alla fine del libro, riferimenti solo apparentemente risolti che in realtà sottintendono rimandi taciuti a citazioni di citazioni, borgesianamente ritorte in una spirale infinita di significanza lasciata aperta come una perpetua finestra allo sbircio dell’ulteriore.

Se ad esempio, in riferimento alla poesia omonima, la nota spiega che “Neukölln è un quartiere (Ortsteil, in tedesco) di Berlino”, assolutamente sullo sfondo permane la citazione del noto brano di David Bowie contenuto in Heroes, icona rock già scopertamente citata altrove con Hunky Dory. Se, del resto, nei versi “Andiamo / Enola, tu ed io sul dorso dei delfini, sulle città / irreali (those that build them again are gay) / Londra Varsavia Arabia, via vai fantasma / nella Berlino vecchia e poi via, via nuovissima Turchia” il poeta annota che “non sfuggiranno le suggestioni e le citazioni da Eliot e Yeats” oltre che, ovviamente, al bombardiere di Hiroshima, tuttavia quelle culturalmente riferite agli OMD, ai Kraftwerk e di nuovo al Bowie di Low permangono nel non detto, nel lampo dell’occhiolino strizzato al lettore più esperto, in un vorticare neomassimalista di analogismi musicali che significano doppi e tripli strati di iperrealtà aumentate dalla dimensione dell’ammicco. Della Tommasina è un poeta che fa della brevità metanarrativa e del fulmen nell’explicit i propri cardini sostanziali. Quasi tutto il libro è percorso infatti da componimenti brevi e nominalmente intitolati a persone, oggetti, luoghi del proprio vissuto intrapersonale, laddove gli scorci descrittivi sono sempre introflessi, vere e proprie figurazioni dei caratteri di Teofrasto in chiave ultracontemporanea, nell’emersione quadrimensionale di tipi e aspetti dell’umano che di norma rimarrebbero altrimenti prospetticamente sommersi, come nell’illusione ottica di un astratto e astraente anamorfismo delle cose.

Ma se, in biologia, l’anamorfosi consiste nella tendenza della natura a dare vita a forme di inaudita complessità in base al principio della differenziazione e specializzazione degli individui, in Della Tommasina, in maniera non dissimile, tale tecnica lirica rappresenta il tentativo di dare forma all’informe, di plasmare il contenuto verosimile sulla base di prospettive altre, dando luogo a una progressiva stratigrafia di significanti geologicamente ed archetipicamente strutturata su linee sovrapposte di significanza, che evocano continuamente un senso altro, generando appunto una poetica differenziale nella propria peculiarità di genere e specie. Riflessioni e rifrazioni, cambi di angolazione prospettica, sguardi di sbieco, angolarità anomale e bizzarre: il quieto massimalismo tommasiniano si rifugia nella tecnica fotografica, e quasi tutti i componimenti richiamano modalità ritrattistiche fin dal titolo, come si diceva, quasi sempre situazionistico e d’occasione. La procedura formale evoca in tal modo luccicanze illuministiche attraverso il coinvolgimento della dimensione cognitiva e astraente del fruitore, nel convincimento che il barlume della ragione possa fuorviare dalla ratio fredda e statica del verso sperimentale ed esangue per -ammarare morbidamente nell’oceano aperto delle possibilità espressive.

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* Motivazione letta in occasione della serata dedicata alle menzioni e ai premi speciali del concorso Interferenze – Festival di Bologna In Lettere 2017: Stefano della Tommasina, Global, Oèdipus Edizioni 2017, segnalazione.

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“On an Odissey of self-discovery”: il Veliero Capovolto di Massimo Rizza e l’Archetipo del Viaggiatore Interiore

Di SONIA CAPOROSSI *

Nell’anelito della poesia-che-osa-dire-il-suo-nome, ogni istanza figurale ritrova in un archetipo letterario la propria cartina tornasole. È il caso del veliero capovolto di Massimo Rizza, silloge che ha vinto nel 2016 il concorso Opera Prima di Poesia 2.0, tutta incentrata sul percorso immaginifico e metasemantico di una sorta di tu lirico corrispondente, se è possibile pontificare tra archetipi, a un moderno antieroe joyciano che scandisce il proprio nostos interiore riconfigurato attraverso le varie fasi di un’esistenza particolare. La materia letteraria di cui è composto l’archetipo sottintende che il veliero in questione, capovolto di senso, coli a picco verso la fine delle significanze univoche o verso una rinnovata assenza di definibilità che è contemporaneamente presenza a se stessi nel tu dialogico, «on an Odissey of self-discovery», come recita l’inno all’Ulysses dei Dead Can Dance: perché il magma incandescente che pulsa e borbotta sotto il mantello del linguaggio sospinge ogni pioniere quantico ad andare alla deriva nella pangea della parola, a ricercare se stesso e l’altro da sé alla luce diafana di un poetare analogicamente connesso con la sostanza umana universale. Il tu apostrofico della silloge, come un nuovo Ulisse, «naufrago dell’impotenza» e in balia delle onde dell’inconscio, ovvero del «tu sepolto» che richiama l’indecifrabile introspezione del porto ungarettiano, ermetico nel senso pieno e misteriosofico del termine, si ritrova a viaggiare sui binari paralleli di un errare metamorfico, di un vagare nell’attesa (parola tema ricorrente) che è sospensione nell’ignoto dell’esserci, ovvero, con le parole del poeta, nel «cuore dell’attesa» fra le «atrabili labbra dell’assenza». Scopo supremo del viaggio è, come si diceva, «l’ultima visione della fine», la figuralità di una siepe leopardiana al contrario che non consente la visione entropica dell’infinito, bensì lo scandaglio disilluso del finito e del perfectum. La percezione estetica del Dasein, in questo senso, è ricondotta dall’autore alla natura syn-logistica del senso e «posta nell’anticamera del testo»: è, insomma, una trama che riesce a offrire la prefigurazione del «senso della fine» giacché l’esistenza, sia essa scandita attraverso sequenze per una storia d’amore o corpi in attesa, si accoccola in posizione quasi logico-fetale, nel «fondo del discorso», nel ventrale fluire del presente che ritrova, nell’alveo confortante dell’istante, la sua catartica fissità, come in un cielo di stelle fisse in cui incidere la forma del linguaggio, giacché «i punti della costellazione si colgono muti dove assenza e divenire regolano l’effimero al mutare della parola». L’attitudine filosofica ravvisabile nel textus, nella trama a granaglie speculative di Rizza, affida l’opera all’ampio alveo della poesia di ricerca e sospende il giudizio di liricità laddove i confini, già prima estremamente labili e aleatori, fra le due istanze del poeticumcitate, in questa opera enigmatica e densa sembrano aver perso, da un punto di vista sia critico che estetico, completamente mordente e significato, in direzione di una superiore fusione degli opposti. Come sempre accade, si accennava all’inizio, a ciò che è possibile chiamare, in un rinnovato sapere aude!, davvero poesia.

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* Motivazione letta in occasione della serata dedicata alle menzioni e ai premi speciali del concorso Interferenze – Festival di Bologna In Lettere 2017: Massimo Rizza, Il veliero capovolto, Anterem Edizioni, 2016, finalista.

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Maurizio Manzo e il rizomatico potere della Parola – Demiurgo

Maurizio Manzo, “Rizomi e altre gramigne”, Ed. Zona Contemporanea 2016

Di SONIA CAPOROSSI *

“Demiurgica la vena del mutare prospettive e destini, qualora la poesia si ponga quale dimensione di ordine liturgico”, ha scritto Gian Ruggiero Manzoni in una breve nota critica preposta a Rizomi e altre gramigne di Maurizio Manzo. Ordine liturgico e rizomatica demiurgica mi sembrano definizioni pertinenti al fare poetico di questo versificatore originale che non disdegna i riferimenti filosofici del poststrutturalismo per offrire al critico e al semplice fruitore la chiave di lettura della propria poetica, a cominciare dalla citazione tratta da Millepiani posta in calce alla propria opera: “…il rizoma connette un punto qualunque con un altro punto qualunque e ognuno dei suoi tratti non rinvia necessariamente a tratti della stessa natura, mette in gioco regimi di segni molto differenti e anche stati di non-segni. […] Un rizoma non comincia e non finisce, è sempre nel mezzo, tra le cose, inter-essere, intermezzo. L’albero è filiazione, ma il rizoma è alleanza, unicamente alleanza”.

Se ne deduce che la poesia, per Maurizio Manzo, possiede una natura deleuzianamente nomadica e organica, strutturata com’è per successive stratificazioni, percorsi randomizzati e sentieri ininterrotti che si biforcano intrecciandosi sui crinali indecidibili della significanza polirematica ma che, nell’assemblaggio del discorso poetico, decidono razionalmente di darsi un senso; e tuttavia questa de-cisione si compie nell’istante stesso del proprio de-cedere, ovvero nell’atto indefesso e mai lasso del mancamento di univocità e di-rezione.

In questo senso, un libro di poesia non è altro che è un espositore prefabbricato (per dirla con un concetto di Gianluca Zoni), in cui i nodi rizomatici si connettono all’interno di un sistema aperto in cui fare Rete semantica, interconnessione e hyperlink logografica diviene per il poeta il primum. Si può infatti immediatamente osservare come la maggior parte dei componimenti della silloge siano strutturati in una strofa di cinque versi ampi, abbondantemente ipermetri, antimusicali nella forma e crassamente antifrastici e stranianti nel contenuto. L’unità sintagmatica preferenziale che Maurizio Manzo sviluppa sistematicamente è proprio il verso in quanto tale, che deve essere internamente considerato nel suo dispiegarsi come un tutto attraverso i nessi interni che lo abitano e lo animano. La liturgia della Parola, per questo motivo, si ritualizza attraverso una forma espansa e reiterata, quella strofica appunto, fenomenologizzata talvolta in un lirismo metamorfico, ovvero trasformato dalla chimica lessematica del gioco linguistico di volta in volta assembrato, altre volte sotto forma di labili connessioni di significato fra il titolo e il proprio dispiegamento ex-hibito. Una ritualità allopatica e antinaturista, elaborata dal Poeta-Demiurgo nel laboratorio segreto della mente, sia che si diano alla lettura scorci sentimentali e paesaggi interiorizzati, sia che vengano messe in atto descrizioni quasi alla Ponge di oggetti, gesti, sensazioni, in una sorta di Alchimia del Verbo 3.0 in cui la libera lezione associativa tra immagine e percezione di Rimbaud non è che una delle vaghe suggestioni sparse nel testo.

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* Motivazione letta in occasione della serata dedicata alle menzioni e ai premi speciali del concorso Interferenze – Festival di Bologna In Lettere 2017: Maurizio Manzo, Rizomi e altre gramigne, Zona Contemporanea 2016, segnalazione.

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L’irreprensibile loquacità delle cose in “Canti di Stagione” di Alessandro Lanucara

Interferenze – Il Festival di Bologna In Lettere 2017

Di SONIA CAPOROSSI * 

Nei Canti di Stagione di Alessandro Lanucara percorre l’intera struttura un filo rosso di significanza di natura eminentemente tecnica, un conduttore formale che traduce in sostanza e contenuto la materia poetica di turno: una forma, a ben vedere, tecnicamente abbastanza tradizionale, che tuttavia risulta rinnovata nell’impianto e nell’uso peculiare del poeta, fino al parossismo dell’associazionismo semantico e della libera fluenza del verso. Stiamo parlando dell’elencatio, del vibrante affastellamento delle cose alle cose e delle parole alle parole, utilizzato ad arte, nelle poesie di Lanucara, per ottenere l’effetto debordante della stratificazione delle memorie e dei ricordi di un passato quasi inteso ancestralmente come valigia dell’anima in cui (s)cambiarsi emozioni e sensazioni, attraverso sovrapposizioni immaginifiche continue, sempre ricomposte da un ordine interno di natura materica, carnacea, sanguigna e scomposte sistematicamente, a loro volta, dal crudele impatto con la dura e incallita scorza della realtà. L’altro aspetto formale di riferimento è la dimensione della poesia narrativa, di ampio respiro, in cui le immagini e le situazioni di volta in volta descritte assurgono a loro volta ad exempla carismatici. E quando si parla di poesia narrativa, la presenza dell’anelito alla poesia civile è di prassi, qui tuttavia rivissuta attraverso una lucida e solida fusione con un’istanza lirica per niente aulica, anzi, la più disincantata e cruda che si possa immaginare.

La dimensione poetica di Lanucara ruota intorno all’uso politropico di alcune parole cardine, ossessivamente reiterate all’interno del testo con continui spostamenti e shifting di significato che ampliano le possibilità interpretative e la tavolozza descrittiva del poeta/pittore: nel primo componimento, ad esempio, la parola cardine è lamiera/lamiere, come emerge già nel titolo: fredda lastra di metallo multiuso e multisignificante, metafora cruda ed esangue dell’oggettualizzazione dell’essere umano nella società postcapitalistica attuale, che raggela o imprigiona nell’asfissia della propria asettica atonalità i sensi e le sensazioni nonché le relazioni individuali in ogni loro aspetto, fino alla percezione estrema della solitudine esistenziale e all’ampliamento di tale visione a una superiore universalità di stato e condizione umana.

Nel secondo componimento emerge il tema del corpo, la corporeità sia reale che metaforica, vissuta tramite una commemorazione sospesa nello spazio e nel tempo in virtù di una sorta di saviniana e onirica tragedia dell’infanzia, in cui i ricordi del passato più remoto ritornano e si incalliscono nella memoria finalmente per restare come incrostazioni molecolari di materia corporea a loro volta.

Nel terzo componimento, ad emergere è invece la volontà d’assenza, quel “vorrei andarmene” ripetuto ossessivamente come concedesse un’autodeterminazione nella carta d’identità dell’universo, in senso quasi prufrockiano ed eliotiano, attraverso la sparizione, la volatilizzazione, la dissipatio humani generis, la morte reale o metaforica anch’essa, perché reinterpretata alla luce di un’ermeneusi analogica di natura radicalmente differente rispetto alla domanda esistenziale per eccellenza: quella sul perché l’Essere sia e non si dia piuttosto il Nulla.

Esiste, insomma, un’irreprensibile loquacità delle cose nella poesia di Alessandro Lanucara, una capacità del linguaggio poetico di parlare per libera fluenza dell’essere e per segnali metaverbali cognitivizzati nel passaggio attraverso il filtro pulsante e impuro della corporalizzazione del verso, attraverso un versificare programmaticamente esuberante e straripante oltre i confini del poemetto.

È una poesia degli oggetti e dei correlativi oggettivi, che gronda realtà senza trasfigurarla, nella totale assenza di qualsiasi pulsione astraente, bensì raffigurandola, in senso etimologico, ovvero rafforzandola nella potenza mai inespressa della sua stessa imago. La poesia di Lanucara, dicevamo, affonda le radici nella fusione perfetta e compiuta di poesia civile e poesia lirica, nella condensazione in forma di poemetto delle suggestioni di un Novecento malato e trapassato, nel senso di rivissuto alla luce della postmoderna sensibilità del poeta ma anche trasfigurato nelle sue tensioni più riposte e risollevato, o tolto (aufgehoben in senso hegeliano), conservandone le parti migliori per una superiore sintesi di intonsa impurezza.

Poeta impuramente onesto, Alessandro Lanucara, che fa dello sporcarsi le mani nel testo poetico la propria regola maledettina, individuando così, nonostante un evidente novecentismo di fondo, un’identità differenziale nel panorama ultracontemporaneo italiano.

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* Motivazione letta in occasione della serata dedicata alle menzioni e ai premi speciali del concorso Interferenze – Festival di Bologna In Lettere 2017: Alessandro Lanucara, Tre Poesie da Canti di Stagione, Sezione C Poesie Singole inedite, Premio Speciale del presidente delle giurie.

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Silvia Castellani intervista Sonia Caporossi

Intervista di Silvia Castellani pubblicata il 13/10/2017 su ilgiornaleOFF.it

 

Lei è docente, filosofa, musicista, poeta e critico letterario. L’elenco non è completo. Come convivono tutte queste anime tra loro e quale spazio occupa la poesia?

La poesia è al centro della mia meditazione e della mia ricerca da sempre. Avendo compiuto studi di estetica filosofica con uno dei massimi filosofi italiani del Novecento, Emilio Garroni, che considero mio maestro e padre spirituale, l’indagine estetica sulle modalità espressive del mezzo artistico della parola sono all’origine dei miei interessi fin dai tempi dell’università. La poesia in senso estetico per me è essenzialmente forma, dato che il contenuto può essere qualsiasi cosa, ed è proprio l’istanza formale che la differenzia sostanzialmente dalla prosa”.

Stilnovo+Futurismo=Bye Bye 900 è il titolo della prefazione a Erotomaculae, a firma di Giovanna Frene, la quale sottolinea come il libro – di cui anche colpisce l’assoluta libertà della veste grafica – sia profondamente stilnovista, nonché filtrato attraverso i toni di voce dell’avanguardia: “tradizione e innovazione, che scontrandosi si sono annullate nella dimensione della pura estetica, un atto primigenio dove ritorna al centro il corpo”. Ci racconti questo corpo-poesia.

L’idea di fondere le modalità stilnovistiche della poesia d’amore per eccellenza con una veste grafica avanguardistica è sorta per una certa stanchezza, provata ogni volta che, negli ultimi anni, ho dovuto assistere al gioco sterile della vetusta querelle des Anciens et des Modernes, oggi rappresentata dall’antitesi tra poesia lirica e di ricerca. I generi letterari, a ben vedere, non hanno ragione categoriale di esistere se non in senso strutturalista e didattico, ché ogni forma di poesia travalica sempre qualsivoglia confine le si voglia porre. Erotomaculae nasce dal bisogno di individuare un medium tra l’istanza programmaticamente lirica determinata dal contenuto erotico dei componimenti (di ascendenza saffica ed omoerotica oltreché, in qualche modo, dantesca, cavalcantiana e persino catulliana) e le modalità sperimentali delle avanguardie storiche, prima fra tutte il Futurismo. Si tratta del tentativo scopertamente polemico di raggiungere qualcosa come il grado zero del poetico. Per quanto riguarda invece il corpo, esso è l’elemento che percorre l’intera natura sensuale di Erotomaculae: le macchie d’amore si raggrumano nella physis estatica del sentimento amoroso e della passione dei sensi in ogni singola pagina, che trasuda carne e sangue.

La lettura di questo suo libro è in certo modo musicale, come ci fosse uno “spartito epidermico” a guidarla, per usare l’espressione, sempre di Giovanna Frene, a riguardo. Quali i suoni di questa silloge?

La musicalità del verso è esigenza primaria, che affonda le radici nella mia seconda natura di musicista. Lo spartito viene detto ‘epidermico’: la figurazione primaria che percorre l’intera silloge è la meditazione sulla corporeità dell’eros come motivo lirico primigenio. L’elemento musicale sottolinea il nesso estetico tangibile tra il corpo come ricettacolo dei sensi e la sensazione fisica che deriva dalla lettura, permeata di una concrezione vivida di tangibilità.

Poche settimane fa ha inaugurato l’antologia permanente Poesia Ultracontemporanea. Di cosa si tratta?

E’ un’antologia permanente di poeti italiani e stranieri dell’attualità più immediata, concepita come enciclopedia del poetabile: ‘Una poesia al giorno, per sempre o quasi‘, recita il motto della rivista. Non vi troveranno posto solo i nomi più noti del panorama letterario ultracontemporaneo, termine che preferisco all’abusato ‘postmoderno’, ma saranno pubblicati anche componimenti di poeti sconosciuti e testi inediti. Poesia Ultracontemporanea rappresenta un’apertura a nuove voci, il tentativo di attuare la cosiddetta emersione del sommerso, ovvero realizzare il progetto che era già di Critica Impura, blog multidisciplinare che curo da sei anni.

Quali sono i suoi progetti poetici futuri, su cosa sta lavorando?

A breve vedrà la luce, per Marco Saya Edizioni, un’antologia di poesia ultracontemporanea incentrata sulla riflessione intorno al principio formale dell’analogia, dal titolo “La Parola Informe”: esplorazioni e nuove scritture dell’Ultracontemporaneità. Conterrà alcuni nomi fondamentali della poesia italiana di ricerca, insieme a enfant prodige e nuove scoperte personali. Per l’anno prossimo ho intenzione di tornare alla saggistica filosofica e chissà, a un nuovo libro di poesie.

CRITICA IMPURA

Sonia Caporossi, “Erotomaculae”, Algra Editore 2017

DiSILVIA CASTELLANI *

Nel Segno

nel segno che incide la carne dei polsi
nel prisma iridato che incarna i tuoi occhi

nel battito esangue del fiato che muore
squassando un delirio che affoga parole

io sento il mio istinto assetato di gioco
io vedo il mio fato forgiato nel fuoco

un significato pretende ben poco
ed altro da sé non sa di che dire

la tua sacra fame mi nutre nel cuore
strappandomi a morsi pietosi il dolore

mi salvi ogni giorno di grazia e calore
io ora contemplo la morte che muore.

***

Malattia

non è una malattia e non ne posso guarire
non è un peccato e non lo posso espiare
questo spasmo irregolare della mia coscienza
l’anomalia di un cuore che sanguina per un sì

Sonia Caporossi
(da Erotomaculae, Algra Editore, 2016)

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copertina libroLei è docente, filosofa, musicista, poeta…

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Moonstone: suoni e rumori del vecchio e del nuovo millennio. Ogni lunedì su NorthStar WebRadio

Da lunedì 30 ottobre e per tutti i lunedì a seguire, dalle ore 21 alle ore 23 su NorthStar WebRadio che trasmette dalla verde e ridente Irlanda, va in onda Moonstone: suoni e rumori del vecchio e del nuovo millennio, la storica trasmissione di musica alternativa che entra ormai nel suo settimo anno di programmazione. Come gli ascoltatori, gli affezionati e gli appassionati sanno ormai bene, Moonstone propone due ore piene di accurate selezioni di musica alternativa italiana e straniera: indie, psychedelia, stoner, desert, hard rock, nu metal, new wave, dark, electrogothic, gothic rock, doom, experimental, art rock, electrovintage, electroclash, electronic body music, aggrotech, technovintage, dreampop, shoegaze, grunge, ska, neofolk, batcave, garage, punk, post punk, crossover, progressive, symphonic, math rock, post rock, medieval, new romantic, no wave, noise, darkwave, industrial, death rock, glam, neue deutsche welle, kosmische musik, krautrock e chi più ne ha più ne metta, e inoltre la consueta rubrica di letture poetiche di autori ultracontemporanei e non, accuratamente selezionati per offrire sensazioni non edonistiche.

Un programma a cura di Sonia Caporossi.

Seguiteci. Buon ascolto Moonstoniani!

Per ascoltare NorthStar WebRadio clicca qui.

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Roma, 19/11/2017: omaggio a Massimiliano Chiamenti – alcune immagini dell’evento

Massimiliano Chiamenti

Associazione Culturale “Villaggio Cultura – Pentatonic”

Viale Oscar Sinigaglia 18 – Roma

Domenica 19 novembre 2017 ore 17

Di & con Massi: Omaggio al poeta Massimiliano Chiamenti a 50 anni dalla sua nascita

Letture a cura di Alessandro Brusa, Martina Campi, Francesca Del Moro, Lodovico Guenzi

Interventi critici di Sonia Caporossi e Marco Palladini

Scrittore, traduttore, performer e filologo noto per i suoi studi su Dante, Massimiliano Chiamenti è stato una delle personalità più eclettiche e anticonformiste del panorama letterario italiano nei due decenni a cavallo del nuovo secolo. Scomparso nel settembre del 2011, lascia un’opera poetica di grande rilievo. Ha cantato gli amori difficili, la droga, l’omosessualità e la sieropositività, affrontando tematiche esistenziali universali, perpetuamente in bilico tra uno smisurato amore per la vita e la seduzione della morte. Questo incontro, che prende il nome dalla sua ultima raccolta poetica inedita (di & con Daniele) ha offerto alla città di Roma lo scorso Novembre l’occasione per ricordare o scoprire, attraverso i suoi testi e il ricordo degli amici scrittori, artisti e critici letterari intervenuti, il lavoro di uno dei nomi più interessanti della poesia contemporanea.

 

Serata Chiamenti: Sonia Caporossi durante il suo intervento critico

 

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Opus Metachronicum, il reading musicale all’Orto dei Libri (28/10/2017): retrospettiva dell’evento

All’Orto dei Libri (Via dei Lincei 31-33, Roma) sono tornati lo scorso 28 Ottobre  SONIA CAPOROSSI e la chitarra di ANDREA MORICONI per la lettura di un’opera decisamente anticonformista. Dalla quarta di copertina: “OPUS METACHRONICUM è una carrellata straniante di mostruosità postmoderne nella forma del conte-philosophique. La raccolta si sgrana in una serie di io narranti battaglieri e raziocinanti che danno il titolo ad ogni singolo racconto, personaggi tratti dalla storia, dalla filosofia, dall’arte e dalla letteratura. Van Gogh è un novello Edipo che si acceca per resistere al richiamo visivo di una mostra di propri quadri; Curione è colto nell’attimo della sospensione temporale nell’istante prima di suggerire a Cesare di passare il Rubicone; Dorian Gray è il gemello doppelganger di Oscar Wilde; il marito di Emma Bovary un assassino sanguinario che esce dal romanzo di Flaubert per scoprire, solo dopo il delitto, i tradimenti della moglie; Proust, in un inno straniato alla gelosia, sevizia la prigioniera Albertine; P.P.P. è il grande intellettuale friulano che, incontrando un gatto randagio, riflette sul senso della vita e della morte per poi ritrovarsi, qualche racconto dopo, come protagonista muto ed esangue del proprio massacro al Lido di Ostia, dove viene identificato dal suo supremo antagonista Jack lo Squartatore, uomo comune in ombra, nemico della Cultura e serial killer”.

Ecco alcune foto per una retrospettiva dell’evento.

Sonia Caporossi e Andrea Moriconi
Andrea Moriconi
Sonia Caporossi e Andrea Moriconi
Sonia Caporossi
Spettatori d’eccezione: Sandro Battisti e Ksenja Laginja
Andrea Moriconi e Anna Maria Curci
Sonia Caporossi e Andrea Moriconi durante la lettura
La chitarra di Andrea Moriconi
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Bologna In Lettere – Dislivelli Primo Step – Retrospettiva fotografica

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Bologna in Lettere 2018  – VI Edizione – Dislivelli

Inaugurazione della nuova stagione di eventi

Sabato 7 Ottobre 2017 ore 17.30

EPS Factory, Via Castiglione 26, Bologna

A cura di Enzo Campi

La serata inaugurale della nuova stagione di eventi di Bologna in Lettere è stata interamente dedicata agli autori segnalati e ai vincitori dei premi speciali conferiti dal presidente delle giurie della passata edizione dei Premi Letterari banditi dal Festival. Tutti gli autori sono stati introdotti dai relatori attraverso motivazioni e note critiche.

Sono intervenuti i poeti:

Antonella Taravella, Enrico De Lea, Marina Pizzi

Marilina Ciaco, Lella De Marchi, Clio Nicastro

Daniela Andreis, Elena Micheletti, Silvia Rosa

Gabriele Xella, Alessandra Greco, Laura Bonaguro

Daniele Beghè, Alba Gnazi, Claudia Di Palma

Gerardo De Stefano, Riccardo Barena

relatori:

Maria Luisa Vezzali, Daniele Barbieri, Vincenzo Bagnoli

Luca Rizzatello, Sonia Caporossi, Enea Roversi

Loredana Magazzeni, Francesca Del Moro, Giusi Montali

Antonella Pierangeli, Daniele Poletti, Enzo Campi

Non essendo stato possibile rintracciare le immagini di tutti i partecipanti all’evento, ecco una retrospettiva fotografica di alcuni di essi.

Alba Gnazi
Alessandra Greco
Clio Nicastro
Elena Micheletti
Enrico De Lea
Gabriele Xella
Gerardo De Stefano
Laura Bonaguro
Lella De Marchi
Marilina Ciaco
Marina Pizzi
Sonia Caporossi
Sonia Caporossi
Sonia Caporossi
Riccardo Barena
Silvia Rosa

 

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“Da che verso stai?” a Più Libri Più Liberi, giovedì 7 Dicembre: presentazione con Sonia Caporossi, Anna Maria Curci, Marco Saya

Sonia Caporossi,
“Da che verso stai? Indagine sulle scritture che vanno e non vanno a capo in Italia, oggi”
Editore: Marco Saya
Anno edizione: 2017
Pagine: 132 p. , Brossura
euro 15

A cura della REDAZIONE

Più Libri Più Liberi – Giovedì 7 dicembre ore 18:30, Sala Giove

Presentazione del libro di Sonia Caporossi

Da che verso stai? Indagine sulle scritture che vanno e non vanno a capo in Italia, oggi

Intervengono l’autrice, Anna Maria Curci e Marco Saya

A cura di Marco Saya Edizioni

Link diretto dell’evento.


Di che cosa si occupa la critica? Quale è la sua funzione, quali sono gli ambiti di ‘esercizio’? I saggi di Sonia Caporossi qui raccolti entrano subito in medias res e sgombrano il campo – prendendoli di petto con le armi, da altri buttate al macero o lasciate ad arrugginire, del «principio di ragione» – da qualsiasi tentazione a indugiare sia in lamentazioni di prefiche (al grido di “La critica letteraria è morta!”), sia da procedimenti che poco o nulla hanno a che fare con la critica. L’intento comune a tutti i contributi è chiarito fin dall’introduzione: l’approccio al testo letterario, il metodo ermeneutico che possa dirsi veramente tale, la critica vera e propria, ancorché – come vedremo più avanti – programmaticamente impura, si avvalgono di strumenti che vanno costantemente posti al vaglio del procedere delle opere e dei giorni, vale a dire dei testi e dei contesti: «abbisognano ugualmente di un approfondimento e di un aggiornamento continuo, di una verifica fortiniana dei poteri, dei saperi e dei doveri ad essi sottesi.» Anna Maria Curci

La Fiera

Più libri più liberi è la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria e si svolge a Roma, dal 6 al 10 dicembre 2017. In occasione della sedicesima edizione, la manifestazione si sposta dalla tradizionale sede del Palazzo dei Congressi al nuovo centro congressi della capitale, La Nuvola, progettata dall’archistar Massimiliano Fuksas. #plpl è l’unica fiera al mondo dedicata esclusivamente all’editoria indipendente dove ogni anno oltre 400 editori, provenienti da tutta Italia, presentano al pubblico le novità ed il proprio catalogo. Cinque giorni e quasi 600 eventi in cui incontrare gli autori, assistere a reading e performance musicali, ascoltare dibattiti sulle tematiche di settore.

Gli ingressi si trovano su Viale Asia e Viale Europa, all’incrocio con Via Cristoforo Colombo.

 

via “Da che verso stai?” a Più Libri Più Liberi, giovedì 7 Dicembre: presentazione con Sonia Caporossi, Anna Maria Curci, Marco Saya

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“Erotomaculae”, reading musicale con Sonia Caporossi e Andrea Moriconi – Domenica 16 luglio, ore 19:00, L’Orto dei Libri (Roma)

Di GIORGIO GALLI

Dopo aver conosciuto Sonia Caporossi come critico letterario con “Da che verso stai?”, Domenica 16 luglio alle 19:00 L’Orto dei Libri incontra e vi fa incontrare la sua poesia, in un concerto poetico che si svolgerà all’aperto, nella piccola “città del libro” che abbiamo creato davanti a noi. Coraggiosa, spiazzante, intelligente e appassionata, Sonia legge, fra le tessiture musicali della chitarra di Andrea Moriconi, la sua raccolta di poesie omoerotiche Erotomaculae (Algra Editore, Catania 2016).

Dalla prefazione di Giovanna Frene: “Queste pagine trasudano un corpo, ne portano l’impronta sindonica, e sono un corpo… Di questo corpo-poesia più che un significato complessivo al termine della lettura rimane un suono, o meglio, una partitura di suoni dissonanti che la nostra mente ha prodotto interpretando questi testi che sono dei veri e propri “spartiti epidermici”… insomma, ci si trova ad avere immerso le mani in una sostanza fisica senza essercene accorti, pensando di avere tra le mani il solito libro di poesia. E invece, si ha a che fare con qualcosa di vivente e sussultante, difficile da dimenticare, perturbante, certo unico nel panorama poetico italiano. Un libro da vivere, prima ancora che da penetrare con l’intelletto”.

Sonia Caporossi (Tivoli, 1973), docente, musicista, musicologa, scrittrice, poeta, critica letteraria, artista digitale, si occupa di estetica filosofica e filosofia del linguaggio. Con il gruppo di art-psychedelic rock Void Generator ha all’attivo gli album Phantom Hell And Soar Angelic (Phonosphera Records 2010), Collision EP (2011),Supersound (2014) e le compilation Fuori dal Centro (Fluido Distribuzioni, ITA 1999) eRiot On Sunset 25 (272 Records, USA 2011). Suoi contributi saggistici, narrativi e poetici sono apparsi su blog e riviste nazionali e internazionali. Dirige il blog Critica Impura. Ha pubblicato a maggio del 2014 la raccolta narrativa Opus Metachronicum(Corrimano Edizioni, Palermo 2014, seconda ed. 2015). Insieme ad Antonella Pierangeli ha inoltre pubblicato Un anno di Critica Impura (Web Press, Milano 2013) e la curatela antologica Poeti della lontananza (Marco Saya Edizioni, Milano 2014). È presente come poeta nell’antologia La consolazione della poesia a cura di Federica D’Amato (Ianieri Edizioni, Pescara 2015) e, con contributi saggistici, nei collettaneiPasolini, la diversità consapevole a cura di Enzo Campi (Marco Saya Edizioni, Milano 2015) e La pietà del pensiero. Heidegger e i Quaderni Neri a cura di Francesca Brencio (Aguaplano Edizioni, Perugia 2015). È del 2016 la sua silloge di poesie omoeroticheErotomaculae (Algra Editore, Catania), mentre nel 2017 pubblica la raccolta di saggi sulla poesia ultracontemporanea Da che verso stai? (Marco Saya Edizioni). Conduce su Radio Centro Musica la trasmissione Moonstone: suoni e rumori del vecchio e del nuovomillennio.  Vive e lavora nei pressi di Roma.

Domenica 16 luglio dalle ore 19:00 alle ore 21:00

L’Orto dei Libri

Via dei Lincei 31 – 33, 00147 Roma
Per informazioni:
347 006 0096

 

Sorgente: “Erotomaculae”, reading musicale con Sonia Caporossi e Andrea Moriconi – Domenica 16 luglio, ore 19:00, L’Orto dei Libri (Roma)

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Roma, “L’Orto dei Libri”, sabato 27 maggio ore 18:00: Anna Maria Curci presenta “Da che verso stai?” di Sonia Caporossi

CRITICA IMPURA

“[…] Caporossi, tra e sopra le righe, più o meno esplicitamente, ci dice che intanto bisognerebbe rovesciare l’assioma dell’insieme di Cantor, e cioè creare un sistema di «distinzioni» fattive. Per far sì che ciò accada si abbisogna di una serie di outsider che traccino il percorso da compiere. A tutto ciò bisogna aggiungere una ri-definizione sistematica dell’apparato critico-testuale, un’inversione di rotta della gestione del mercato editoriale e, dulcis in fundo, una corretta e più ampia educazione del lettore. Sono naturalmente utopie ma, checché se ne dica, sono proprio questi gli aspetti, le «parole» e le «cose» con cui il contemporaneo deve misurarsi e fare i conti.” (dalla postfazione di Enzo Campi)

Sonia Caporossi, “Da che verso stai? Indagine sulle scritture che vanno e non vanno a capo in Italia, oggi” (Marco Saya Edizioni 2017)

Presenta il volume: Anna Maria Curci

Sabato 27 maggio ore 18:00

L’Orto dei Libri, Via dei Lincei…

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Bologna In Lettere 2017 – Interferenze Atto VII: Alessandro Brusa, Enzo Campi, Sonia Caporossi

La presentazione dell’ultimo libro di Sonia Caporossi nel Settimo Atto del pre-festival di Bologna In Lettere.

CRITICA IMPURA

Bologna in Lettere 2017

INTERFERENZE

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Ultimo appuntamento intermedio prima delle giornate conclusive di maggio.

3 anteprime assolute

Libreria Ubik Irnerio

Via Irnerio 27 Bologna

Sabato 22 Aprile ore 18.00

Alessandro Brusa, In tagli ripidi, Perrone Editore

Enzo Campi, ex tra sistole, Marco Saya Editore

Sonia Caporossi, Da che verso stai?, Marco Saya Editore

Con un intervento critico di Francesca Del Moro

loc - 22 aprile ubik

Alessandro Brusa, In tagli ripidi, Giulio Perrone Editore

Il corpo è uno spazio geografico, un territorio da mappare ed esplorare. Abitarlo significa conoscerne i confini, costruire strutture in grado di garantire un riparo. Chi abita il corpo accetta di viverlo anche inpunta, vale a dire nei suoi aspetti più aguzzi e pungenti. Forse la poesia di Alessandro Brusa nasce proprio da un graffio, una puntura della realtà che scalfisce l’epidermide e provoca una ferita: “…non sononata / per…

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Oltre Ogni Possibile Fine: settimana di studi pasoliniani – intervento video di Sonia Caporossi

CRITICA IMPURA

A cura della REDAZIONE

Nell’ambito della serie di convegni e iniziative collegati all’evento intitolato Oltre Ogni Possibile Fine: settimana di studi pasoliniani che si è svolto a Ortona fra il 16 e il 22 febbraio 2016, si inquadra il video dell’intervento critico di Sonia Caporossi dal titolo Pasolini nell’immaginario letterario: P.P.P. e Jack lo Squartatore, il quale contiene riferimenti e letture dal suo volume di racconti Opus Metachronicum (Corrimano Edizioni 2014) e dal saggio La sperimentazione linguistica e l’ideologia marxista nei romanzi di Pasolini, a sua volta riportato nel volume Pasolini: la diversità consapevole (Marco Saya Edizioni 2015), a cura di Enzo Campi, con contributi critici e scritti dedicati di Sonia Caporossi, Roberto Chiesi, Vladimir D’Amora, Antonella Pierangeli, Marco Adorno Rossi, Enzo Campi.

Il video è stato proiettato durante il convegno ortonese del 18 febbraio 2016.

Il montaggio video è a cura di Pamela Garberini.

Buona visione.

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Tanti Auguri di Buone Feste a tutti i lettori da Sonia Caporossi e da Critica Impura!

CRITICA IMPURA

Tanti Auguri di Buone Feste a tutti i lettori da Sonia Caporossi e da Critica Impura!

Sonia Caporossi, "Another Sinusoidal Christmas Tree", 2016 Sonia Caporossi, “Another Sinusoidal Christmas Tree”, 2016

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15/12/2016, “Erotomaculae” al Pentatonic. Foto di Dino Ignani

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Il 15 dicembre 2016, al Pentatonic (Roma), ho letto davanti a un pubblico d’eccezione numerose poesie tratte dalla mia ultima silloge poetica “Erotomaculae” (Algra Editore) con l’introduzione critica di Anna Maria Curci e l’accompagnamento musicale dello sperimentatore chitarristico M° Andrea Moriconi. Ecco alcune foto dell’evento inviatemi dall’amico Dino Ignani.

 

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“Erotomaculae”: reading poetico-musicale di e con Sonia Caporossi e Andrea Moriconi al Pentatonic, Giovedì 15 dicembre 2016 ore 21

CRITICA IMPURA

sonia-caporossi

Associazione Culturale “Villaggio Cultura – Pentatonic”

Viale Oscar Sinigaglia, 18/20 – Roma*

Giovedì 15 dicembre 2016, ore 21

Incontro con l’autore: Sonia Caporossi

Erotomaculae: reading poetico-musicale di e con Sonia Caporossi (letture) e Andrea Moriconi (chitarra)

Letture da: Sonia Caporossi, Erotomaculae (Algra Editore 2016)

 «Queste pagine trasudano un corpo, ne portano l’impronta sindonica, e sono un corpo, e per questo la lettura non è leggera, perché sembra di attraversarlo, questo corpo, nelle sue vicissitudini fisiche, nel suo essere carne+sangue+umori+soffio vitale. Proprio in esergo, infatti, in uno dei testi in corsivi che segnalano nel libro le diverse sezioni, si afferma che “poesia è il vomito di un istante / l’alleggerirsi scabro di succhi gastroenterici / un dito immerso nell’egolatria / della Musa di turno / nei suoi affreschi vaginali”.» (dalla prefazione di Giovanna Frene)

Sonia Caporossi (Tivoli, 1973), docente, musicista, musicologa, scrittrice, poeta, critico letterario, artista digitale, si occupa di…

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Interferenze, primo step: 26/11/2016: Marthia Carrozzo e Lidia Riviello a Bologna In Lettere. Con un intervento critico di Sonia Caporossi

 

Bologna in Lettere riapre le danze e inaugura la nuova stagione di eventi. Sabato 26 Novembre, ore 18.30, presso il Cortile Café in Via Nazario Sauro 24. Il programma della serata prevede la presentazione di “Sonnologie” di Lidia Riviello (Zona Contemporanea Edizioni) e “Piccolissimo compianto all’incompiuto” di Marthia Carrozzo (Besa Editrice). A cura di Enzo Campi e con un intervento critico di Sonia Caporossi. Nel corso dell’evento si parlerà anche degli eventi in fase di costruzione e delle idee che animeranno le “Interferenze” delle giornate di Maggio.

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Moonstone: suoni e rumori del vecchio e del nuovo millennio. La nuova stagione 2016/2017 su Radio Centro Musica

CRITICA IMPURA

A cura della REDAZIONE

Da lunedì 31 ottobre e per tutti i lunedì a seguire, dalle ore 21 alle ore 23 sulle frequenze di Radio Centro Musica torna Moonstone: suoni e rumori del vecchio e del nuovo millennio, la trasmissione storica di RCM-Radio Centro Musica, che propone da anni al pubblico degli appassionati due ore piene di accurate selezioni di musica alternativa italiana e straniera: indie, psychedelia, stoner, desert, hard rock, nu metal, new wave, dark, electrogothic, gothic rock, doom, experimental, art rock, electrovintage, electroclash, electronic body music, aggrotech, technovintage, dreampop, shoegaze, grunge, ska, neofolk, batcave, garage, punk, post punk, crossover, progressive, symphonic, math rock, post rock, medieval, new romantic, no wave, noise, darkwave, industrial, death rock, glam, neue deutsche welle, kosmische musik, krautrock e chi più ne ha più ne metta, e inoltre la consueta rubrica di letture poetiche di autori ultracontemporanei e non, accuratamente selezionati per offrire sensazioni non edonistiche.

Un…

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Alessandro Brusa al Mario Mieli: la poesia Queer esiste?

alessandro-brusaQuesta sera ore 18:00 al Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli parleremo della poesia queer. Con Alessandro Brusa che presenterà il suo lavoro poetico ci saranno Francesco Paolo Del Re, Giorgio Ghiotti, Franco Buffoni, Sonia Caporossi e, per l’editore, Mariacarmela Leto.
Siete invitati.

https://www.facebook.com/events/1762731737313092/

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Ortona, 16-22 febbraio: “Oltre ogni possibile fine”, settimana di studi su Pier Paolo Pasolini

Si è appena chiuso il convegno ortonese su Pasolini.
Questo era il programma (da Critica Impura)

CRITICA IMPURA

Alla Sala Eden una Settimana di studi pasoliniani a quarant’anni dalla morte

ORTONA (CH) – L’associazione culturale Gruppo13-Lab ha organizzato un ciclo di conferenze di autori e scrittori del panorama letterario nazionale, per commemorare la figura di Pier Paolo Pasolini scomparso prematuramente 40 anni fa, il “più moderno tra i moderni”, suscettibile per la sua complessità, per il suo eclettismo intellettuale e per la sua vastissima produzione interartistica, di una lettura integrata e multidisciplinare.

La settimana di studi pasoliniani “Oltre ogni possibile fine” si terrà nella Sala Eden ad Ortona dal 16 al 22 febbraio, a partire dalle ore 17.00 e prenderà quindi avvio martedì 16 febbraio con la presentazione dell’ultimo libro di Renzo Paris, intimo amico di “Pasolini, ragazzo a vita”. Con questo libro lo scrittore mantiene fede al desiderio che lo animò da quando entrò in quella “strana famiglia” che includeva anche Pier Paolo Pasolini e che lui considerò…

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Il ritorno dell’antologia poetica “tematica” e “d’inchiesta”: i “Poeti della lontananza” e “La consolazione della poesia” prossimamente a Roma, Scuola Internazionale di Comics

Giovedì 21 gennaio alle 15:30

CRITICA IMPURA

poeti1IL RITORNO DELL’ANTOLOGIA POETICA “TEMATICA” E “D’INCHIESTA”: I “POETI DELLA LONTANANZA” E “LA CONSOLAZIONE DELLA POESIA”

Negli ultimi tempi alcuni agguerriti editori di settore hanno scelto di proporre all’universo dei lettori di poesia delle antologie poetiche di concezione tanto più innovativa quanto più in realtà tradizionale, di una tradizione che, però, rischiava di perdersi sull’onda di una preferenza “pubblicitaria” da parte del mainstream nei confronti delle sillogi assemblate in base al “nome” di grido ivi contenuto o all’età anagrafica dei partecipanti (“antologia di poesia lirica”, “civile” ecc;  “i poeti degli anni Ottanta, Novanta” ecc.): di contro a metodi antologici cristallizzati in cui emergono solo i “nomi” e non i “versi”, si sta assistendo, insomma, al ritorno della cosiddetta antologia poetica che dipana i propri contenuti e le proprie forme “per temi” e a quella “d’inchiesta”, similare ma di impianto più partecipativo. Ambedue detengono la caratteristica di incentrare l’attenzione dei curatori…

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“Hegel”: un monologo filosofico – letterario di Sonia Caporossi

CRITICA IMPURA

Hegel si beve a piccoli sorsi, in fondo. Hegel si beve a piccoli sorsi, in fondo.

Di SONIA CAPOROSSI *

A Mario Reale

Il vero è l’intero. Ma l’intero è soltanto l’essenza

che si completa mediante il suo sviluppo.

Dell’Assoluto si deve dire che esso è essenzialmente Risultato,

che solo alla fine è ciò che è in verità;

e proprio in ciò consiste la sua natura, nell’essere effettualità,

soggetto a divenir – se – stesso.

G. W. F. Hegel

Chi ai giorni nostri voglia combattere la menzogna

e l’ignoranza e scrivere la verità, deve superare almeno cinque difficoltà.

 Deve avere il coraggio di scrivere la verità,

 benché essa ovunque venga soffocata;

 l’accortezza di riconoscerla, benché ovunque venga travisata;

 l’arte di renderla maneggevole come un’arma;

 l’avvedutezza di saper scegliere coloro nelle cui mani essa diventa efficace;

 l’astuzia di divulgarla fra questi ultimi ….

B. Brecht

Oh secol superbo e un po’ tocco! Me ne hanno davvero dette di cotte…

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Auguri di buone feste dai Void Generator e dalla Phonosphera Records!

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Filosofia, rock psichedelico e… metacronismo. Intervista a Sonia Caporossi – a cura della Redazione de L’Ornitorinco

CRITICA IMPURA

Sonia Caporossi, "Opus Metachronicum", Corrimano Edizioni 2014 Sonia Caporossi, “Opus Metachronicum”, Corrimano Edizioni 2014

A cura della Redazione de L’Ornitorinco

Sonia Caporossi è docente, musicista, scrittrice, critico letterario, artista digitale; si occupa di estetica filosofica e filosofia del linguaggio. Suona il basso elettrico nel gruppo di art – psychedelic rock Void Generator. Ha pubblicato saggi, poesie e prose su riviste e blog come Cadillac, Nazione Indiana, Musikbox, Scrittori Precari, Fallacie Logiche, Kasparhauser.

Allora Sonia, cominciamo subito, OPUS METACHRONICUM, come mai un titolo del genere?

Non è un neologismo, come alcuni hanno pensato. Il metacronismo è un termine tratto dalla biologia, e sta ad indicare, citando la Treccani, la “successione temporale che caratterizza il movimento coordinato di una serie di ciglia vibratili. Nell’insieme si verifica un movimento a onde, chiamato metacronico”. Io riprendo il termine e rispetto a questa accezione originaria gli attribuisco un significato filosofico, volendo con esso indicare un fenomeno letterariamente manifestatosi all’interno del mio libro…

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“LA CONSOLAZIONE DELLA POESIA”

La poesia e lo spirito

Intervista di Giovanni Agnoloni

cop_antologiaHo avuto il piacere di intervistare Federica D’Amato, curatrice dell’antologia La consolazione della poesia (Ianieri Edizioni, 2015), cui hanno partecipato i poeti Antonio Bux, Sonia Caporossi, Alessio Di Giulio, Francesco Iannone, Valerio Nardoni, Giuseppe Nibali e Bernardo Pacini. Il volume è corredato di una postfazione di Giuseppe Munforte.

1)Il tema della ferita e quello della consolazione sono al centro di questa antologia poetica. Si tratta di due poli opposti o complementari? E in che modo l’ideale “spola” tra essi viene pilotata (o seguita) dagli autori?

Affinché una ferita venga incontrata, attraversata e abitata nella sua capacità di rivelarci a noi stessi, credo sia necessario rinunciare non al nostro bisogno di consolazione, ma proprio al suo contrario ovvero all’idea che non vi sia consolazione praticabile per la nostra dolorante umanità. E la spola di cui lei…

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